Lotta contro la stanchezza opprimente

donna pensierosa

Autore: Prof. Klaus Krüger, Monaco di Baviera

La stanchezza fa parte della vita e non si presenta solo in tarda serata prima di un sonno si spera ristoratore, ma a volte anche al momento sbagliato. Tutti noi attraversiamo periodi in cui ci sentiamo insolitamente stanchi e spossati durante il giorno. Le cause possono essere molteplici e non sempre indicano una malattia cronica non ancora identificata. Lo stress mentale, ad esempio, è spesso accompagnato da disturbi del sonno. Anche lo stress professionale o un'infezione emergente possono essere alla base di una stanchezza insolita. Questo tipo di stanchezza ha un carattere transitorio. Al contrario, in molte malattie reumatiche infiammatorie la "stanchezza" è un sintomo importante che accompagna il paziente costantemente o per lo meno per lunghi periodi e che non migliora con il riposo.

Come va inteso di preciso l’affaticamento ("fatigue" in inglese) di cui soffrono i malati reumatici? Questo tipo di affaticamento non ha una definizione chiara. Infatti, se si chiedesse a cinque pazienti affetti dalla sindrome di Sjögren o dall’artrite reumatoide (AR) di descrivere l’affaticamento che li affligge, probabilmente si riceverebbero cinque risposte diverse. Oltre alla stanchezza, spesso questi pazienti lamentano spossatezza, debolezza e mancanza di energia. A prescindere dalla mancanza di una distinzione chiara, la stanchezza e il senso di sfinimento caratterizzano tutti i casi di "affaticamento". Nel presente testo verrà quindi utilizzato prevalentemente il termine "stanchezza", anche se riguarda solo una parte dello stato di "affaticamento".

Stanchezza o depressione?

La stanchezza è un sintomo strettamente correlato al dolore e alla depressione. Molti pazienti presentano due o tutte e tre queste condizioni, che possono rafforzarsi a vicenda. Da un lato, questo significa che in presenza di stanchezza va ricercata anche una possibile depressione (latente). Dall’altro lato, se vengono riscontrati tutti e tre i disturbi, si può ottenere un miglioramento duraturo della stanchezza solo trattando efficacemente anche il dolore e la depressione. La causa specifica di questa stanchezza non è ancora stata chiarita. In passato si ipotizzava che un'infezione virale innescasse questa particolare sintomatologia a livello del sistema nervoso centrale. Questa causa è ancora oggetto di discussione nella sindrome da fatica primaria non accompagnata da patologie reumatiche. La ricerca di un agente patogeno non ha però ancora avuto successo. Permangono dubbi su una possibile causa a carico del sistema nervoso centrale nell’ambito delle malattie reumatiche infiammatorie. 

Riduzione della qualità della vita

Va notato in particolare che anche altre malattie sono associate a una stanchezza anomala. Per esempio, un malato reumatico che lamenta stanchezza può anche presentare una funzione ridotta della tiroide o una carenza di ferro. In questi pazienti, è possibile che la causa sia riconducibile alla malattia secondaria. Occorre anche chiarire se è presente un disturbo del sonno rilevante che va trattato separatamente. In alcune malattie, tuttavia, l’affaticamento ha un ruolo fondamentale. Similmente alla sindrome fibromialgica, la stanchezza è un elemento fondamentale quasi sempre presente nella sindrome di Sjögren primaria. La stanchezza è spesso presente nell’artrite reumatoide (AR), ma non sempre. A seconda degli studi, essa colpisce tra il 40 e l’80 percento dei pazienti. Vorrei quindi approfondire il ruolo dell’affaticamento in queste due malattie. Va comunque notato che questa condizione ha una frequenza simile in altre gravi malattie reumatiche sistemiche come il lupus eritematoso sistemico o la sclerodermia.

Rilevanza sottovalutata

Oltre al dolore, la stanchezza anomala riduce la qualità della vita di molti pazienti con AR in misura maggiore rispetto, per esempio, al gonfiore articolare. Molti reumatologi, però, non tengono conto di questo importante fattore e spesso non chiedono il grado di stanchezza. Al giorno d’oggi sono disponibili dei questionari che costituiscono un buon metodo di misurazione della stanchezza. Si spera che in futuro i reumatologi utilizzino questi questionari con maggiore frequenza. Attualmente, però, questo metodo viene utilizzato abitualmente solo negli studi, il che non sorprende a causa della mancanza di tempo. Similmente al dolore, la stanchezza nell’ambito dell’AR può avere due cause: se deriva da un elevato livello di attività della malattia e di infiammazione, si può presumere che una terapia con una buona efficacia e una conseguente riduzione dell'attività della malattia migliori notevolmente anche la stanchezza. Purtroppo, a volte sul lungo periodo il dolore e la stanchezza si evolvono in modo indipendente (sindrome dolorosa secondaria, sindrome da stanchezza secondaria). In questi casi, anche se l’attività infiammatoria viene tenuta sotto controllo, i disturbi persistono e devono essere trattati a parte.

Il movimento aiuta

Nella sindrome di Sjögren primaria è quasi sempre presente una stanchezza spesso descritta dai pazienti come «opprimente». Insieme alla sintomatologia da secchezza, la stanchezza ha l’impatto maggiore sulla qualità della vita e non risponde quasi mai ai preparati cortisonici o ai farmaci immunosoppressori. Essenzialmente, per il trattamento sono disponibili metodi generali non farmacologici.

Alcuni studi hanno evidenziato che per i malati reumatici può essere utile la terapia cognitivo-comportamentale. Il metodo di trattamento più promettente è però l’aumento dell’attività fisica. È efficace qualsiasi tipo di esercizio, come le semplici passeggiate, il nuoto, andare in bicicletta o anche l’allenamento in palestra, se la malattia di base lo consente. Ciascun paziente può scegliere l’attività che preferisce. È però importante iniziare l’allenamento con cautela, aumentando gradualmente l’intensità e, soprattutto, svolgendo l’attività regolarmente. I rimedi a base di erbe e gli sforzi di ogni tipo per tenere sotto controllo il problema con un cambiamento di alimentazione o con una dieta si sono dimostrati inefficaci in studi controllati.

L’autore

Il Prof. Klaus Krüger, reumatologo internista, lavora a Monaco di Baviera ed è portavoce della Commissione "Terapia farmacologica" della Società tedesca di reumatologia.

Fonte

Questo articolo è stato pubblicato su "mobil" (edizione 2014/4), la rivista della Lega tedesca contro le malattie reumatiche.

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