Vaccino contro il coronavirus COVID-19

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Qui troverete le risposte alle domante più frequenti riguardo al vaccino contro il coronavirus COVID 19/SARS CoV-2. Quasi tutti i giorni vengono pubblicati nuovi risultati di studi. Di conseguenza, le nostre FAQ vengono aggiornate costantemente. Le risposte sono state verificate dalla Commissione Clinical Affairs della Società svizzera di reumatologia (SSR), Prof. dott. med. Axel Finckh e Prof. dott. med. Diego Kyburz.

L'UFSP ha predisposto delle linee telefoniche per le domande (ogni giorno dalle 8.00 alle 18.00):

Per gli operatori sanitari: 058 462 21 00
Per la popolazione: 058 463 00 00

Domande di persone con reumatismi sotto immunosoppressione

Il 29.09.2021 l’UFSP ha adeguato la sua raccomandazione di vaccinazione per i vaccini a mRNA anti-COVID-19. Il vaccino COVID-19 Vaccine Janssen è ora autorizzato anche in Svizzera. Al momento, sono approvati i vaccini di Pfizer/BioNTech, Moderna e Janssen/Johnsson&Johnsson.

In Svizzera la strategia di vaccinazione anti-COVID-19 continua a essere basata principalmente sui vaccini a mRNA, poiché sono più efficaci del vaccino COVID-19 Vaccine Janssen. Si raccomanda che tutti i gruppi target della strategia di vaccinazione siano vaccinati con i vaccini a mRNA, se possibile. La vaccinazione con un vaccino a mRNA continua a essere raccomandata principalmente per le persone con immunodeficienza. L’efficacia del COVID-19 Vaccine Janssen può essere inferiore negli individui con immunodeficienza; di conseguenza, questo vaccino deve essere considerato solo se i potenziali benefici superano i rischi in una valutazione individuale di rischi e benefici (efficacia, tollerabilità), anche in confronto alla vaccinazione con un vaccino a mRNA.

In base alle proprietà del COVID-19 Vaccine Janssen e all’approvazione di Swissmedic, l’UFSP e la CFV (Commissione federale per le vaccinazioni) raccomandano il COVID-19 Vaccine Janssen alle seguenti persone:

  • persone dai 18 anni che non possono essere vaccinate con un vaccino a mRNA per motivi medici (controindicazione medica);
  • persone dai 18 anni che rifiutano i vaccini a mRNA.

Nelle persone senza immunosoppressione, in generale si può stimare la seguente protezione contro una forma grave della malattia o l’ospedalizzazione (Fonte: infovac.ch):

Moderna: 93%
Pfizer: 88%
Janssen: 71%

Per le persone con immunosoppressione, sono ancora in sospeso numerosi studi. Tuttavia, è stato dimostrato che la vaccinazione ha anche un ottimo effetto protettivo nelle persone anziane. Poiché la risposta immunitaria è più debole nelle persone anziane (immunosenescenza) e simile all’immunosoppressione, questo potrebbe essere un segno che la vaccinazione funziona bene anche in caso di immunosoppressione.

Da considerare in caso di trattamento con rituximab (MabThera®) e prednisone: è improbabile che la vaccinazione entro quattro mesi dalla somministrazione di rituximab o durante il trattamento con prednisone > 20 mg/T riesca a suscitare una risposta vaccinale significativa. In questa particolare situazione, la Società Svizzera di Reumatologia raccomanda, se possibile, di ritardare la somministrazione di rituximab per poter somministrare rapidamente il vaccino. In caso di trattamento con rituximab, si raccomanda che questo non sia iniziato fino a due o quattro settimane dopo la seconda vaccinazione anti-COVID-19.

Al momento, non ci sono dati sulla misura in cui un'interruzione temporanea dell'immunosoppressione migliori l’effetto della vaccinazione anti-COVID-19. Poiché di solito non è chiaro quando sia possibile effettuare la vaccinazione nei singoli casi, in generale non si raccomanda di sospendere l'immunosoppressione a causa dell'elevato rischio di una ricaduta della malattia. Qualsiasi sospensione della terapia immunosoppressiva deve essere discussa con il personale specializzato in reumatologia.

Secondo la raccomandazione sui vaccini a mRNA anti-COVID-19 dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e della Commissione federale per le vaccinazioni (CFV), in seguito alla vaccinazione completa le persone sottoposte a trattamenti con una leggera immunosoppressione in genere producono anticorpi protettivi.

Per le persone che al momento della vaccinazione anti-COVID-19 stavano seguendo una delle seguenti terapie immunosoppressive:

  • deplezione delle cellule B (ad es. rituximab, ocrelizumab, ciclofosfamide);
  • più di 20 mg di prednisone al giorno per più di 2 settimane;
  • altre terapie che possono determinare una ridotta risposta al vaccino (ad es. micofenolato, ciclosporina, abatacept, inibitori delle Janus chinasi e altre);
  • terapia combinata con diversi medicamenti immunosoppressori

si consiglia di effettuare una determinazione degli anticorpi vaccinali quattro settimane dopo la seconda dose di vaccino a mRNA. A seconda del risultato si può procedere come indicato di seguito:

a) se gli anticorpi vaccinali sono chiaramente positivi, ovvero in un range comparabile alle persone sane immunocompetenti, non è necessaria una terza dose di vaccino. I titoli anticorpali vaccinali positivi al limite della norma sono da considerarsi negativi e si deve procedere come indicato al punto b);

B) se si determinano livelli insufficienti o nulli di anticorpi contro il coronavirus, si consiglia la somministrazione di una terza dose dello stesso vaccino, di norma due mesi (almeno quattro settimane) dopo la seconda vaccinazione; si dovrà quindi effettuare una nuova determinazione degli anticorpi vaccinali quattro settimane dopo la terza dose. Nelle persone sottoposte a deplezione delle cellule B (rituximab, ecc.), la terza dose di vaccino a mRNA dovrebbe idealmente essere somministrata non prima di quattro mesi dopo l’ultima dose del medicamento e almeno quattro settimane prima della prossima dose del medicamento per consentire la migliore risposta immunitaria possibile. Per alcuni degli altri medicamenti, il personale medico può anche suggerire di sospendere l’assunzione per un determinato periodo dopo la vaccinazione per aumentare le possibilità di una buona risposta immunitaria.

La determinazione degli anticorpi vaccinali e la possibile somministrazione di una terza dose di vaccino si applicano solo a questo particolare gruppo di pazienti con ridotte difese immunitarie. Nella popolazione sana, il test degli anticorpi prima o dopo la vaccinazione non è generalmente raccomandato. L’assunzione dei costi per l’analisi degli anticorpi contro la SARS-CoV-2 nelle persone con grave immunodeficienza è in fase di verifica.

In particolare le persone che non hanno prodotto gli anticorpi vaccinali dopo tre dosi, sebbene siano vaccinate, dovrebbero attenersi alle altre misure protettive (distanza, mascherine e igiene delle mani) in modo ancora più rigoroso rispetto alle altre persone immunocompromesse vaccinate, anche se in futuro queste misure protettive saranno allentate per la popolazione generale.

La tempistica ideale per la somministrazione della terza dose andrebbe discussa con il reumatologo o la reumatologa curante. In linea di massima, se la patologia lo permette, al momento della vaccinazione l’immunosoppressione dovrebbe essere ridotta il più possibile.

Il personale nazionale e internazionale esperto in reumatologia, immunologia e malattie infettive concorda che le persone immunosoppresse dovrebbero vaccinarsi, se possibile. Nonostante la possibilità che la risposta alla vaccinazione in questi individui possa essere più debole, la vaccinazione anti-COVID-19 è raccomandata perché «un grado inferiore di immunità è meglio che nessun grado di immunità» (Prof. Anthony Fauci).

La vaccinazione anti-COVID-19 può essere somministrata anche a persone con allergie. Tuttavia, si consiglia cautela per le persone che hanno avuto reazioni gravi ai vaccini o ai farmaci iniettati, nel qual caso è necessaria la consultazione con un/una specialista in allergologia. Ulteriori informazioni sulle allergie si trovano nella raccomandazione di vaccinazione per i vaccini a mRNA anti-COVID-19 (stato 29.09.2021, cfr. capitolo 2.3.1).

Per i vaccini a mRNA di Pfizer/BioNtech o Moderna summenzionati è necessaria la somministrazione di due dosi. Se la seconda dose di vaccinazione è ritardata, non è necessario ripetere la prima dose. Nel caso del vaccino Janssen-Cilag, per l’immunizzazione di base si raccomanda una dose di vaccino (dose singola).

No. Le persone con reumatismi che assumono immunosoppressori, che lavorano e che hanno ricevuto le due dosi del vaccino contro il COVID-19, 14 giorni dopo la seconda dose non rientrano più nel gruppo delle persone particolarmente a rischio. Si applicano quindi le misure di protezione generali sul posto di lavoro. (Stato: 27.04.2021)

Per ulteriori informazioni sulla protezione presso il posto di lavoro, visitare: Persone particolarmente a rischio (admin.ch)

Sì, i trattamenti con anticorpi monoclonali contro la COVID-19 possono prevenire un decorso grave della malattia. Sono usati per trattare i pazienti con confermata malattia COVID-19 e un alto rischio di decorso grave della malattia.

I criteri per beneficiare di questa terapia includono:

  • infezione da SARS-CoV-2 confermata dal test antigenico o PCR;
  • forma leggera di COVID-19 (senza ossigenoterapia);
  • il trattamento dovrebbe avvenire entro i primi 5 giorni dall’inizio dei sintomi;
  • è presente un maggiore rischio di un decorso grave, ad esempio a causa di una terapia che riduce la risposta immunitaria.

Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web dell’UFSP.

Informazioni generali sui nuovi vaccini

Nei vaccini ordinari si somministra un agente patogeno attenuato, con limitate capacità di riproduzione (vaccini vivi, come quello contro gli pneumococchi), oppure un agente patogeno inattivato o i relativi componenti. Il sistema immunitario reagisce a questi organismi esterni producendo anticorpi e memorizzando la risposta immunitaria. In caso di un nuovo contatto con l’agente patogeno, il sistema immunitario reagisce con maggiore velocità ed efficienza, impedendo lo sviluppo della malattia o, almeno, un decorso grave. Il corpo è quindi diventato immune. La durata e il grado di questa immunità dipende da molti fattori.

I vaccini con DNA e RNA contengono le informazioni genetiche dell’agente patogeno. Queste informazioni genetiche vengono processate dalle cellule dell’organismo, che iniziano a produrre le proteine virali corrispondenti. Come nel caso di un’infezione virale vera e propria, il sistema immunitario avvia una risposta immunitaria contro queste proteine virali. Il sistema immunitario sarà quindi in grado di reagire più velocemente al virus effettivo, proprio come in seguito a una comune vaccinazione.

I vaccini con vettore contengono organismi innocui (vettori) che portano con sé una o più molecole (antigeni) dell’agente patogeno che causa la malattia. Per esempio, una molecola dell’involucro del vettore viene scambiata con una molecola dell’involucro dell’agente patogeno. Questa modifica viene apportata facendo in modo che il vettore resti innocuo per le persone e l’ambiente. I vettori vengono utilizzati per esporre l’antigene dell’agente patogeno al sistema immunitario al fine di provocare una buona risposta immunitaria. Un esempio di vaccino con vettore è il vaccino contro l’ebola.

Il metodo con DNA e RNA permette di creare più facilmente candidati per il vaccino. I vaccini con RNA e DNA possono essere prodotti in tempi più brevi e in quantità maggiori. È inoltre consentita la produzione con minori condizioni di sicurezza.

Siccome non vengono utilizzati agenti patogeni o i loro componenti e le sostanze vengono prodotte direttamente in laboratorio, il rischio di contaminazione è decisamente inferiore.

Nei vaccini con DNA sussiste il rischio che il DNA introdotto nella cellula entri a far parte del patrimonio genetico della cellula ospite. Si temono una maggiore formazione di tumori o malattie autoimmuni. Ampie sperimentazioni sugli animali non hanno evidenziato tale eventualità.

A differenza dei vaccini con DNA, i vaccini con RNA non vengono trasportati all’interno del nucleo cellulare. Non sussiste quindi il pericolo teorico dell’integrazione nel patrimonio genetico delle cellule dell’organismo. In teoria sarebbe possibile che altri virus già presenti nell’organismo trasformino l’RNA vaccinale in DNA, integrandosi nel patrimonio genetico della cellula e provocando danni al suo interno. Tale trasformazione non è però stata osservata. Queste eventualità teoriche, non osservate nella realtà, si riferiscono ad alcune cellule nel corpo e non al patrimonio genetico della persona vaccinata. Inoltre, il numero delle cellule dell’organismo contenenti DNA o RNA non aumenta. Non è quindi corretto affermare che i vaccini con DNA o RNA modificano il patrimonio genetico di una persona, ovvero la sua linea germinale.

Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2021

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