Un medico esamina le articolazioni delle dita di una paziente affetta da artrite reumatoide

Artrite reumatoide (AR)

La forma più comune di reumatismi infiammatori.

Per artrite reumatoide (AR) si intende un'infiammazione dolorosa e cronica che colpisce diverse articolazioni. È la malattia reumatica infiammatoria più comunemente diagnosticata.

La reazione infiammatoria dell'AR colpisce principalmente il rivestimento interno sottilissimo della capsula articolare (sinovia). Inizialmente sono colpite soprattutto le articolazioni delle dita. Al mattino sono rigide e spesso gonfie. Inoltre, possono essere colpite anche le dita dei piedi e le articolazioni più grandi. Le infiammazioni croniche limitano notevolmente la funzionalità delle articolazioni colpite e possono deformarle e distruggerle.

Rappresentazione schematica dell'articolazione sana e di quella affetta da artrite

Oltre alle articolazioni, l’artrite reumatoide può colpire diversi altri tessuti e organi, come le guaine tendinee e le borse sinoviali (entrambe situate al di fuori delle articolazioni), il tessuto linfatico, i vasi sanguigni, il cuore, i polmoni o gli occhi.

A ciò si aggiunge molto spesso una sensazione di malessere generale simile a quella di una leggera influenza. Le persone colpite si sentono stanche e presentano una leggera febbre. Spesso notano anche secchezza delle mucose. La malattia compromette la qualità della vita e le capacità funzionali delle persone colpite.

Terminologia

L'artrite reumatoide significa letteralmente «infiammazione articolare simile al reumatismo». Il termine fu introdotto nel XIX secolo per distinguere l'AR dalla gotta, la cui causa diversa (cristalli di acido urico) era stata scoperta in quel periodo.

Diffusione

Circa una persona su 200 soffre di artrite reumatoide. Ciò corrisponde a circa 45'000 persone in Svizzera. Le donne ne sono colpite circa tre volte più degli uomini.

Cause

Le cause e l’insorgenza dell’artrite reumatoide non sono ancora del tutto chiare e sono oggetto di controversi dibattiti nella comunità scientifica.

È opinione diffusa che l’artrite reumatoide sia in primo luogo una disfunzione del sistema immunitario e che venga influenzata da numerosi fattori.

Le cellule principali del sistema immunitario sono i globuli bianchi, il cui compito è distinguere tra le cellule interne (endogene) ed esterne con funzioni utili dalle cellule nocive. Le cellule nocive vengono eliminate tramite le infiammazioni. Si parla di autoimmunità quando i globuli bianchi non si limitano a infiammare i tessuti colpiti dagli agenti patogeni ma attaccano per errore anche i tessuti sani. Nel caso dell’artrite reumatoide, le cellule immunitarie dell’organismo infiammano erroneamente prevalentemente i tessuti sani delle articoazioni.

Possibili fattori

I fattori che hanno un certo impatto sull’insorgere della malattia includono ereditarietà, infezioni pregresse, fattori ambientali, ormoni e alimentazione. Attualmente sono note più di 20 mutazioni genetiche che favoriscono l’insorgenza di questa patologia, senza esserne però l’unica causa.

Inoltre, la riduzione della frequenza e della gravità delle ricadute durante la gravidanza fa pensare che anche i fattori ormonali svolgano un ruolo nel caso dell’artrite reumatoide.

L’artrite reumatoide è spesso anche associata a determinate composi­ zioni dei batteri intestinali, che sono influenzabili anche attraverso l’alimentazione.

Sintomi

Le parti più colpite sono le articolazioni basali ed interfalangee prossimali delle dita di mani e piedi; sono colpite spesso anche le articolazioni più grandi, come il gomito, le spalle, le ginocchia e le anche. L’infiammazione può interessare anche la prima articolazione vertebrale, tra cranio e prima vertebra cervicale, le articolazioni mascello­mandi­ bolari, le articolazioni laringee (raucedine) oppure gli organi, come la sclera degli occhi, la pleura o il pericardio.

Se non trattata, l’infiammazione costante delle articolazioni causa dolori cronici e un aumento progressivo dei danni a carico delle cartilagini, dei tendini e, infine, anche delle ossa. Oltre alla perdita di forza e mobilità si verifica anche la de­ formazione delle articolazioni.

Scheletro che mostra segni di compromissione articolare correlata alla poliartrite reumatoide

In genere la malattia esordisce tra i 30 e i 60 anni con episodi di gonfiore articolare e con dolori associati ad una marcata rigidità articolare al mattino. La rigidità mattutina diminuisce dopo almeno 30 minuti, spesso però perdura per diverse ore. Il dolore alle articolazioni si accompagna a una sensazione di tensione e calore. In genere i disturbi sono presenti simmetricamente, ovvero con una distribuzione omogenea su entrambi i lati del corpo.

Polmoni e AR

Essendo una malattia sistemica, l’artrite reumatoide non si manifesta necessariamente nelle articolazioni. Le reazioni infiammatorie possono inizialmente colpire il tessuto connettivo (interstizio) dei polmoni, prima di estendersi alle articolazioni. In questo caso si parla di AR-ILD. Le cinque lettere stanno per «malattia polmonare interstiziale» (ILD) associata all’AR. Può trattarsi di un «coinvolgimento polmonare» secondario dell’AR oppure la malattia polmonare può precedere l’AR.

Malattie concomitanti

Una malattia autoimmune come l’artrite reumatoide può associarsi ad altre patologie. Rispetto alle persone sane,chi soffre di AR ha un rischio maggiore del 48 % di sviluppare una malattia cardiocircolatoria. Questo aspetto va tenuto in considerazione nel trattamento della malattia di base.

Diagnosi

La diagnosi di artrite reumatoide richiede una certa esperienza. Non può essere posta solo sulla base di singoli esami del sangue o di radiografie. È necessaria la presenza contemporanea dei disturbi tipici (sintomi) e di determinati referti reumatologici. È importante arrivare velocemente a una diagnosi certa perché i danni alle articolazioni possono progredire molto rapidamente.

Anamnesi

L’anamnesi consiste in una serie sistematica di domande che il medico pone a una persona sul suo stato di salute. L’anamnesi costituisce la base per la formulazione della dia­ gnosi di una patologia. Il medico non ha solo bisogno di una descrizione precisa dei sintomi presenti. È anche impor­ tante comunicare in che modo i disturbi si ripercuotono sulla vita quotidiana della persona colpita, se ci sono infezioni precedenti, se i disturbi variano a seconda dell’ora o se i dolori peggiorano a riposo o con il movimento.

In caso di sospetta artrite reumatoide il medico si infor­ merà anche sulla presenza dei tipici disturbi concomitanti, come febbre, stanchezza, rigidità articolare al mattino, cam­ biamenti di peso e secchezza oculare, orale o nasale. Per la diagnosi è anche importante conoscere le patologie pregresse del paziente e dei familiari.

Esame clinico

In seguito, in genere la diagnosi viene verificata sulla base di esami di laboratorio, ecografie o radiografie. Tali esami hanno il fine di escludere altre patologie e valutare meglio la gravità e il probabile decorso dell’artrite reumatoide.

La presenza nell’emocromo di valori infiammatori elevati, del tipico fattore reumatoide e degli autoanticorpi (anticorpi anti­CCP) indica un’elevata attività della malattia (ricaduta) e possibilmente un decorso con una prognosi peggiore. L’ecografia è volta a individuare l’ispessimento della membrana sinoviale, l’aumento del liquido sinoviale e dell’ir­ rorazione sanguigna nell’articolazione nonché piccoli danni sulle ossa vicine all’articolazione. Questi piccoli punti danneg­ giati si chiamano erosioni. Le radiografie sono in grado di accertare se le mani e i piedi presentano erosioni e segni di osteoporosi, che viene favorita dai processi infiammatori.

Al più tardi dopo un anno si effettua il confronto con lo stato precedente per verificare se la malattia è sotto controllo o se il trattamento va intensificato o modificato.

Nei casi non chiari si effettuano ulteriori esami, come l’analisi chimica e microscopica del liquido sinoviale, oppure anche TC e RM. Per valutare correttamente i risultati di esami di laboratorio, ecografie, radiografie e RM è necessario una reumatologa o un reumatologo con esperienza. La scelta della terapia giusta dipende proprio da questa valutazione.

Esami complementari

La diagnosi viene poi generalmente verificata nuovamente tramite analisi di laboratorio, ecografie e radiografie. Questi esami consentono di escludere altre patologie, fornendo al contempo una valutazione più precisa della gravità e del probabile decorso dell’artrite reumatoide.

Nell’emocromo, i parametri infiammatori elevati, i fattori reumatoidi tipici e gli autoanticorpi (anticorpi anti-CCP) indicano una forte attività della malattia (riacutizzazione) e un possibile decorso sfavorevole. All’ecografia si ricercano un ispessimento della membrana articolare, un versamento sinoviale, un’elevata vascolarizzazione dell’articolazione e, in particolare, piccole lesioni nelle ossa situate in prossimità dell’articolazione. Queste lesioni sono denominate erosioni. Le erosioni e, se del caso, una perdita ossea asso

Trattamento e autogestione

Il trattamento farmacologico

Nel caso dell’artrite reumatoide, l’obiettivo della terapia farmacologica è raggiungere la remissione, ovvero la regressione dei sintomi della malattia. Si punta quindi a eliminare i dolori, la rigidità articolare e le limitazioni motorie.

Il trattamento è anche volto a evitare danni articolari futuri, malposizioni o complicazioni meno pericolose come infiammazioni a carico di pelle (noduli reumatoidi), occhi, pleura, pericardio e vasi sanguigni (vasculite).

Terapia di base

Nella terapia dell’artrite reumatoide è necessaria almeno una terapia di base per inibire il sistema immunitario dell’organismo (immunosoppressione). Al fine di evitare ricadute ricorrenti, in genere la terapia di base va seguita per diversi anni o addirittura per tutta la vita. La somministrazione di medicamenti che inibiscono il sistema immunitario (immunosoppressori) dipende dalla gravità della prognosi dell’artrite reumatoide.

Naturalmente, il medico curante deve controllare regolarmente l’efficacia di tali medicamenti di base. La terapia va adattata sulla base di diversi fattori, come i possibili effetti collaterali, le interazioni con altri medicamenti o eventuali complicazioni.

Immunosoppressori sintetici

csDMARDs = conventional synthetic Disease Modifying Anti-Rheumatic Drugs

Il gruppo dei medicamenti di base include sostanze molto diverse dal punto di vista farmacologico. Si tratta di medicamenti antinfiammatori che, a differenza dei FANS e dei corticosteroidi, sul lungo periodo causano molti meno effetti collaterali alle persone colpite da AR. 

Un altro importante vantaggio dei medicamenti di base è che agiscono non solo sui sintomi, ma combattono anche l’infiammazione e il dolore. Spesso sono in grado di rallentare o addirittura arrestare il processo patologico e il deterioramento delle articolazioni. Lo svantaggio è che l’efficacia si instaura solo nell’arco di settimane o perfino mesi dall’inizio della terapia. In genere il medicamento di base di prima scelta è il metotressato. A seconda della situazione si utilizzano anche leflunomide, sulfasalazina, idrossiclorochina e diversi altri immunosoppressori sintetici, a volte anche in combinazione.

Immunosoppressori biologici

bDMARDs = biologic Disease Modifying Anti-Rheumatic Drugs

Se con l’assunzione di medicamenti di base sintetici

(ovvero prodotti con procedimenti chimici) non è possibile sospendere gradualmente il cortisone e contemporaneamente tenere sotto controllo l’infiammazione, si impiegano i farmaci biologici. Tali farmaci in genere sono ancora più efficaci nell’inibizione del sistema immunitario. L’indebolimento del sistema immunitario, però, comporta anche un rischio leggermente maggiore di andare incontro a infezioni con un decorso più grave. È quindi necessario sottoporsi a controlli medici regolari. Inoltre, chi soffre di AR deve informare imme­ diatamente il medico curante in caso di febbre, brividi o altri segni di infezione.

Tra i farmaci biologici sono inclusi:

· inibitori del TNF (infliximab, adalimumab, etanercept, golimumab e certolizumab)

· inibitori dell’IL­6 (tocilizumab e sarilumab)

· anticorpi rivolti contro i linfociti B (abatacept e rituximab)

Gli inibitori del TNF riescono a inibire in modo mirato, tanto nelle articolazioni quanto nell’organismo, il cosiddetto fattore di necrosi tumorale alfa (TNFα), uno dei più importanti mediatori delle infiammazioni. Gli inibitori dell’IL­6 e gli anticorpi anti­linfociti B funzionano secondo lo stesso principio ma intervengono su altre componenti per ridurre i processi infiammatori nell’organismo.

Inibitori delle Janus chinasi

tsDMARDs = targeted synthetic Disease Modifying Anti-Rheumatic Drugs

Le cosiddette «small molecules» (piccole molecole a uso mirato) offrono un nuovo tipo di trattamento. Negli ultimi anni le small molecules sono state omologate in Svizzera sotto forma di inibitori delle Janus chinasi (tofacitinib, baricitinib e upadacitinib). Anche in questo caso l’obiettivo è limitare efficacemente le infiammazioni articolari. Il loro effetto e il rischio di infezione sono simili agli inibitori del TNF e dell’IL­6 appartenenti al gruppo degli immunosoppressori biologici. Gli altri meccanismi di azione sono oggetto di continui studi.

Antinfiammatori non steroidei

I comuni antinfiammatori, i cosiddetti farmaci antireumatici non steroidei o FANS, sono antidolorifici ad azione antinfiammatoria, ma privi dell’effetto del cortisone. Appartengono a questa categoria i seguenti principi attivi: diclofenac (noto con i marchi Voltaren®, Olfen®, ecc.), ibuprofene (noto come Brufen®, Irfen®, ecc.) o mefenacid (noto come Ponstan®). Sono inclusi anche naproxen, piroxicam, acetametacin, etodolac e altri FANS con un ampio spettro di applicazioni. Per questo motivo sono i farmaci in assoluto più prescritti al mondo. Nel caso dell’artrite reumatoide, i FANS in genere non sono sufficienti per tenere sotto controllo la malattia, ma vengono utilizzati come medicamento complementare che svolge un ruolo di riserva in caso di ricadute acute. Inoltre, sul lungo periodo i FANS possono causare danni al tratto gastrointestinale, ai reni e all’apparato cardiovascolare.

Coxib

I coxib rappresentano un gruppo particolare di antin­ fiammatori non steroidei e includono i principi attivi celecoxib ed etoricoxib. Rispetto ai FANS convenzionali, come diclofenac o ibuprofene, questi principi attivi comportano rischi ridotti a livello gastrointestinale. Per la terapia a lungo termine dell’artrite reumatoide, tuttavia, la reumatologa o il reumatologo cercherà sempre delle alternative ai FANS, che hanno un’efficacia limitata e comportano più rischi sul lungo periodo.

Oppioidi

Gli oppioidi sono antidolorifici derivati dall’oppio. Il loro vantaggio è il grande effetto che hanno sul dolore, lo svantaggio è l’impatto sul sistema nervoso centrale. Causano spesso capogiri, nausea ed effetti collaterali simili. Possono inoltre creare dipendenza fisica e psichica. Gli oppioidi sono in effetti in grado di attenuare i dolori associati all’AR, ma per contro l’infiammazione può persistere senza essere riconosciuta e distruggere indisturbata le articolazioni. Per questo motivo gli oppioidi dovrebbero essere evitati nell’artrite reumatoide oppure essere impiegati solo in casi eccezionali su motivata richiesta medica.

Cortisone

È possibile contrastare efficacemente le infiammazioni gravi a carico di singole articolazioni effettuando una o più iniezioni di corticosteroidi, indicati semplicemente con il termine cortisone. Il cortisone è un ormone endogeno vitale prodotto nelle ghiandole surrenali che espleta una serie di compiti importanti nell’organismo, incluse le attività immunitarie. Nelle prime fasi, il trattamento continuo con corticosteroidi viene spesso somministrato sotto forma di compresse. La loro azione è più rapida e potente dei FANS indicati sopra e, dall’altro lato, offrono un’efficacia più rapida rispetto ai medicamenti di base immunosoppressori.

L’assunzione a lungo termine di dosaggi intermedi o elevati di corticosteroidi può portare a sovrappeso, osteo­ porosi, ipertensione, diabete, cataratta o glaucoma. Si ricorre quindi all’impiego di medicamenti di base per ridurre gradualmente la somministrazione di corticosteroidi entro 3–6 mesi, arrivando al dosaggio minimo o all’interruzione senza che l’infiammazione riprenda.

Sostanze radioattive

Se il trattamento farmacologico non è sufficiente o non viene tollerato si può anche ricorrere alla radiosinoviortesi, che consiste nell’iniettare (infiltrazione) una sostanza radioattiva in una o più articolazioni particolarmente colpite. 

La sostanza radioattiva ha una potente azione antinfiammatoria, fa sgonfiare la membrana sinoviale e viene espulsa velocemente dall’organismo in modo naturale (urina) senza provocare danni. Se la membrana sinoviale è molto gonfia, la radiosinoviortesi in genere viene preceduta da una sinoviectomia (asportazione chirurgica della membrana sinoviale).

Interventi in caso di artrite reumatoide

Al giorno d’oggi le misure chirurgiche non sono più così frequenti perché i nuovi medicamenti ad azione immunosoppressiva riescono a inibire a sufficienza l’attività infiammatoria della maggior parte dei casi, consentendo quindi di riacquistare una qualità della vita soddisfacente.

Gli interventi chirurgici possono prevedere l’asportazione della membrana sinoviale (sinoviectomia), il riposizionamento o l’irrigidimento delle articolazioni fino ad arrivare all’impianto di protesi se nel corso degli anni si sviluppa un’artrosi precoce. Per questi interventi in genere non è necessario sospendere l’assunzione degli immunosoppressori sintetici convenzionali. Gli immunosoppressori biologici, al contrario, devono essere sospesi tempestivamente prima dell’operazione. Prima di un intervento programmato è consigliabile chiedere il consiglio di un reumatologo, perché lo specialista in chirurgia può non disporre dell’esperienza necessaria in tema di immunosoppressori.

Terapie complementari

Le terapie complementari includono l’ergoterapia e la fisioterapia, che vengono prescritte dal medico e apportano un contributo significativo alla riuscita del trattamento per l’artrite reumatoide. Sono disponibili numerose altre forme di terapia complementare.

Mentre la terapia farmacologica di base, la fisioterapia e l’ergoterapia iniziano generalmente subito dopo la conferma della diagnosi, può essere utile intraprendere ulteriori misure solo quando ci si sente pronti. Con il tempo si sviluppa una migliore sensibilità nei confronti del proprio corpo e della malattia. I progressi e le ricadute aiutano a conoscersi meglio e a decidere quali forme di terapia sono adatte alla propria persona, alla propria quotidianità e al tempo a propria dispo­ sizione. La/il terapista, con le proprie competenze, saprà consigliare la/il paziente a tal riguardo. Per questo è importante considerare questa figura non solo in qualità di esecutore, ma anche nella funzione di guida e sostegno.

Ergoterapia e mezzi ausiliari

L’ergoterapia è una terapia supplementare a cui si ricorre frequentemente in caso di artrite reumatoide. L’ergo­ terapia permette a chi soffre di AR di comprendere come sottoporre le articolazioni colpite (soprattutto i polsi e le arti­ colazioni delle dita) a carichi corretti. L’obiettivo, ove possibile, non è evitare di fare qualcosa, bensì mantenere la maggiore autonomia possibile proteggendo al meglio le articolazioni.

Fisioterapia e movimento

Fare movimento è fondamentale per chi soffre di AR. È importante che l’allenamento tenga conto delle possibilità e delle preferenze della persona colpita. Occorre anche considerare i limiti imposti dalla malattia, ovvero le attività e i movimenti che potrebbero essere dannosi nel caso singolo.

Elaborare un piano di allenamento personalizzato

La fisioterapia e l’allenamento in autonomia a casa permettono di mantenere la mobilità e la stabilità delle articolazioni, la forza muscolare e la resistenza.

Il programma di allenamento va discusso con la/il fisioterapista al fine di personalizzare la frequenza, il tipo, l’intensità, la durata e l’obiettivo dell’allenamento. È opportuno verificare regolarmente gli obiettivi e il programma di allenamento perché spesso l’attività infiammatoria dell’AR ha un andamento variabile. 

L’attività fisica e lo sport possono avere un effetto positivo sulla malattia solo se svolti tenendo in considerazione l’attuale stato infiammatorio e le limitazioni funzionali presenti.

È importante rispettare i propri limiti e ascoltare il proprio corpo. Per i dolori e le contratture muscolari può essere utile ricorrere all’applicazione di freddo, calore o ad altre misure fisiche (per esempio gli ultrasuoni).

Prevenire i problemi cardiovascolari

Una malattia come l’artrite reumatoide può associarsi anche ad altre patologie. Per esempio, un’AR attiva rappresenta un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. È importante prevenirle svolgendo regolarmente un allenamento della resistenza. 

Una possibilità è svolgere 5 giorni alla settimana almeno 30 minuti di attività fisica moderata. Sono incluse forme di movimento come camminare a ritmo sostenuto o andare in bicicletta all’aria aperta. Sono anche adatte attività come fare giardinaggio o salire le scale. 

L’allenamento cardiovascolare può anche essere suddiviso in blocchi di almeno 10 minuti distribuiti nell’arco della giornata. In alternativa si può svolgere un’attività intensa di 20 minuti almeno 3 giorni alla settimana, per esempio cyclette, fitness acquatico, camminata veloce, nordic walking, sci di fondo, ecc. 

Per maggiori informazioni consultare la Rete svizzera salute e movimento sul sito hepa.ch.

Forza, mobilità, equilibrio, coordinazione

Oltre all’allenamento della resistenza, 2 volte alla settimana si dovrebbero svolgere esercizi per il potenziamento muscolare e la resistenza. Con l’avanzare dell’età si raccomanda anche di integrare regolarmente l’allenamento con esercizi per l’equilibrio e la coordinazione al fine di ridurre significativamente il rischio di caduta. 

Alimentazione

Un’alimentazione sana è caratterizzata in primo luogo da equilibrio e varietà a livello di quantità e composizio­ ne. L’alimentazione ideale è composta per almeno due terzi da frutta, verdura e prodotti integrali e per un terzo al massimo da derivati del latte poveri di grassi e fonti magre di proteine. Non è quindi necessario rinunciare del tutto alla carne, bisogna però evitare di mangiarne in eccesso.

Preferire gli alimenti antinfiammatori

Alcuni alimenti tendono a favorire le infiammazioni, mentre altri tendono a inibirle.

È stato confermato da studi scientifici che la riduzione di pasti grassi a base di carne e l’incremento del consumo di pesce possono ridurre leggermente le infiammazioni nell’organismo. 

In generale, gli acidi grassi omega­3 contenuti nel pesce grasso e nell’olio di noci, colza e lino hanno un effetto lenitivo sui processi infiammatori. 

Invece, l’olio di girasole e la carne con molti acidi grassi omega­6 e acido arachidonico tendono a favorire
i processi infiammatori.

La dieta mediterranea

La dieta mediterranea offre una buona scelta di alimenti antinfiammatori (olio d’oliva, pesce, molta verdura, frutta e frutta secca). Se, oltre all’elevata percentuale di alimenti di origine vegetale, li abbinerete anche a prodotti a base di cereali integrali ricchi di fibre, vi prenderete cura della vostra flora intestinale. Se desiderate orientare la vostra alimentazione verso gli alimenti antinfiammatori, potrebbe essere utile una consulenza nutrizionale specializzata.

Lotta ai chili in eccesso

In caso di artrite reumatoide bisogna prestare più atten­ zione anche al proprio peso. Un forte sovrappeso va evitato e va ridotto sul medio termine per evitare che le articolazioni già colpite dalla malattia, in particolare le ginocchia, siano sottoposte a ulteriori carichi. Il medico di famiglia può illustrare le possibilità per dimagrire. Quando si cambia alimentazione, il gusto deve comunque mantenere una certa priorità. È opportuno ricorrere alla consulenza di una/un dietista diplomata/o dell’ASDD. Naturalmente, un profondo cambio di alimentazione va discusso anche con il medico curante. Non bisogna poi trascurare il fattore movimento.

Integratori alimentari

Soprattutto in una fase con forti infiammazioni può essere utile valutare l’assunzione di integratori alimentari, vitamine e oligoelementi. È opportuno non agire autono­ mamente ma consultarsi con il proprio medico curante. Sono disponibili numerose combinazioni di sostanze nutritive. Bisogna verificare con cura quali assumere nel proprio caso individuale per coprire un comprovato aumento del fabbisogno.

Medicina complementare

La cosiddetta medicina complementare o alternativa offre numerose possibilità di trattamento, dai rimedi fitoterapici alla medicina tradizionale cinese (MTC) fino all’omeo­ patia o alla biorisonanza.

In presenza di una diagnosi definitiva di artrite reumatoide, questi trattamenti alternativi non bastano per tenere sotto controllo le infiammazioni articolari ed evitare danni articolari a medio e lungo termine. Alcuni rimedi fitoterapici o l’agopuntura rappresentano però una buona integrazione ai medicamenti prescritti.

Di norma le casse malati predispongono degli elenchi con i terapisti riconosciuti dalla loro organizzazione. Inoltre, il Registro di medicina empirica (RME) consente di ricercare in tutta la Svizzera gli specialisti provvisti del marchio di qualità RME (www.emr.ch).

Il ricorso a metodi complementari va assolutamente discusso con la reumatologa o il reumatologo curante perché possono verificarsi interazioni tra le sostanze sintetiche e fitoterapiche.

Registro di Medicina Empirica (RME)

Il ricorso a metodi complementari deve essere assolutamente discusso con il reumatologo curante. Infatti, possono verificarsi interazioni tra i farmaci di sintesi e i rimedi a base di erbe.

Salute orale

Grazie alla buona assistenza dentistica e al miglioramento della profilassi per le carie, oggi nei paesi industrializzati la perdita di denti dovuta a carie è molto più rara di un tempo. Al contrario, la parodontite continua a essere molto diffusa. La parodontite è causata dalla placca batterica che, se eliminata troppo tardi, causa reazioni infiammatorie dapprima nelle gengive e poi nell’osso mascellare.

È opportuno effettuare un controllo parodontologico

È consigliabile che le persone colpite da AR tengano sotto controllo tutti i focolai infiammatori cronici riconoscibili nell’organismo. Nel corso di un esame parodontologico, le persone colpite ricevono preziosi consigli su come adottare misure semplici ed ergonomiche per ottimizzare l’igiene dentale. I professionisti più qualificati per il trattamento della parodontite sono i parodontologi, dentisti specializzati che in genere lavorano con il supporto di igienisti dentali qualificati.

Aspetti psicologici

L’artrite reumatoide non è un problema di salute tempo­ raneo. Si tratta invece di una malattia cronica che cambia la vita della persona colpita. In determinate fasi, l’incertezza e le ansie per il futuro possono avere un grande impatto sulla salute e perfino causare una depressione.

Famiglia e amici

Parlare con le persone che ci circondano, come amici e familiari, per molti è probabilmente il modo più naturale per chiedere consigli e sostegno in situazioni particolari. Una comunicazione aperta e sincera con i propri congiunti  è un sostegno prezioso anche dopo una diagnosi di artrite reumatoide. In queste situazioni possono emergere dei limiti perché probabilmente non si vuole sempre parlare della propria malattia nel proprio ambiente personale. Oppure i congiunti possono essere sopraffatti da certe domande proprio come la persona colpita. In questi casi può essere utile un sostegno professionale.

Ricorrere a un sostegno professionale

Non bisogna esitare a discutere anche questi temi con la reumatologa o il reumatologo curante e, ove necessario, chiedere l’invio a una/un professionista del settore della psicologia o della psicoterapia. Può essere utile anche mettersi in contatto con un’organizzazione dei pazienti, come l’Associazione svizzera dei poliartritici ASP, o a un gruppo di autoaiuto. Per maggiori informazioni consultare il link www.reumatismo.ch/gruppi­di­autoaiuto o contattare la Lega contro il reumatismo della propria regione.

Prognosi

Negli ultimi anni la prognosi dell’artrite reumatoide è migliorata notevolmente attraverso l’attività informativa, l’accortezza delle persone colpite, gli accorgimenti nella vita quotidiana e l’impiego tempestivo dei medicamenti. Mentre circa 50 anni fa una diagnosi di AR comportava conseguenze gravi, al giorno d’oggi la maggior parte delle persone colpite riesce a raggiungere una remissione ampia o completa seguendo un trattamento bilanciato e regolare definito da un medico esperto. È quindi possibile mantenere elevati livelli di qualità della vita e autonomia.

Testo: estratti dall’opuscolo «Artrite reumatoide» della Lega svizzera contro i reumatismi, 2023 

Redazione: Dott. Hans Dieter Hüllstrung, studio Rheumaliestal, Liestal / medico consulente Ospedale cantonale BL; Beatrice Liechti Laubscher BSc, dietista ASDD, cleveress, Soletta

Consulenza specialistica: Prof. dott. dent., dott. h.c., M.S. Anton Sculean, direttore Clinica di parodontologia, Berna

Lettorato specialistico italiano: Dott. Nicola Keller, Morbio Inferiore

Pubblicazione online: agosto 2026

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