
Vivere una vita piena e attiva nonostante il reumatismo
Vivere con l'artrite reumatoide - Ritratto di una paziente
Rahel Cathomas non vuole che a decidere della sua vita sia l’artrite reumatoide. Riesce a tenere sotto controllo dolore e ansia svolgendo attività professionali molto varie e ritirandosi ogni tanto nella casa di vacanze in Svezia.
Quando Rahel Cathomas, nel settembre del 2020, ricevette la diagnosi di «artrite reumatoide» nell’Ospedale cantonale dei Grigioni affiorarono all’improvviso le immagini di sua nonna. Da bambina l’aveva sempre vista solo ammalata e sofferente: sdraiata sul divano, con le articolazioni gonfie, le dita deformate e i dolori. La malattia di cui soffriva veniva allora chiamata poliartrite, la stessa malattia che aveva ora colpito anche Rahel Cathomas.
La diagnosi fece nascere in lei, che all’epoca aveva 47 anni, grandi paure: neanche io vivrò molto a lungo come la nonna? Avrò dolori cronici che mi impediranno ben presto di lavorare? «E pensare che volevo arrivare almeno a 90 anni», racconta sorridendo, ripensando a quel periodo. I suoi disturbi erano iniziati già circa 15 anni prima della diagnosi. A volte, all’improvviso, un’articolazione delle dita le si arrossava provocandole dolore. Per molto tempo Rahel non associò tali sintomi al reumatismo della nonna, anche perché nessun altro in famiglia ne soffriva. Quando nella primavera del 2020 iniziarono a manifestarsi ripetutamente forti gonfiori, rigidità e dolore intenso al polso decise di sottoporsi a una visita medica, in seguito alla quale venne a conoscenza della sua artrite reumatoide.
Famiglia, amicizie e lavoro

«Nei difficili mesi che seguirono la diagnosi mi è stata di aiuto soprattutto la vicinanza di mio marito e dei miei tre figli, oltre che la presenza delle mie migliori amiche e amici», ricorda Rahel. Le fu d’aiuto anche parlare con il suo medico di famiglia e con un’altra persona che viveva, come lei, a Brigels nei Grigioni ed era affetta dalla stessa malattia. Inoltre seguiva due gruppi Facebook per persone con reumatismi, dove trovava consigli su come gestire la malattia. «Prima avevo una naturale predisposizione a essere positiva. Ora dovevo trovare un nuovo atteggiamento mentale che mi permettesse di vivere bene anche con la malattia», continua Rahel. Prese anche in considerazione di ricorrere a un supporto psicologico, ma grazie al sostegno delle sue relazioni sociali non fu più necessario.
Il reumatologo le prescrisse medicamenti contro il dolore, che tuttavia le provocavano effetti collaterali ed erano efficaci solo per breve tempo. Le riacutizzazioni del dolore articolare e anche muscolare divennero più frequenti e talvolta erano molto intense. Due anni dopo la diagnosi la disponibilità di un nuovo medicamento portò a un sostanziale miglioramento delle sue condizioni. «All’improvviso non avevo più dolori e per un anno intero non fu mai necessario integrare la terapia con il cortisone», ricorda Rahel.
Presa dall’entusiasmo tentò di dimezzare il dosaggio del farmaco, ma dovette poi aumentarlo di nuovo perché i dolori si ripresentarono presto. Da allora le capita talvolta di avere ancora attacchi acuti, che però non sono più così gravi
come in passato. «Certo, l’artrite mi accompagnerà per tutta la vita, ma se la situazione rimane quella attuale, cioè con limitazioni minime nelle mie attività, posso conviverci», afferma Rahel. In aggiunta all’assunzione del farmaco sono utili anche, di tanto in tanto, sedute di fisioterapia, osteopatia o agopuntura.
Certo, l’artrite mi accompagnerà per tutta la vita, ma se la situazione rimane quella attuale, cioè con limitazioni minime nelle mie attività, posso conviverci.
Rahel Cathomas, affetta da artrite reumatoide

Grazie a questa combinazione terapeutica, Rahel Cathomas, oggi 52enne, può svolgere attività molto varie. È conducente di autopostali e di autocarri, scrive articoli di giornali sui veicoli commerciali e aiuta la famiglia nel lavoro in fattoria. Già da bambina amava gli animali ed era affascinata dalle macchine. Dopo aver concluso la formazione come agricoltrice ha sostenuto l’esame di guida per conducenti di autocarri. Aiutare con i lavori nella stalla e con il fieno le piace molto, ma è anche fisicamente pesante: «A volte è difficile che mi fermi. Vedo tutto il lavoro da fare e, per di più, mi diverto anche». Cosa l’aiuta: da alcuni anni l’assicurazione invalidità le ha finanziato l’acquisto di un mini caricatore agricolo, con cui può trasportare nella fattoria carichi pesanti – un grande sollievo quando ad esempio bisogna fare ordine.
Le paure restano in agguato

Le paure legate al reumatismo talvolta riemergono soprattutto quando, nonostante i miglioramenti, si verifica una riacutizzazione. «In quei momenti mi ritorna anche la consapevolezza di avere l’artrite reumatoide.» Inizia così il tormento delle domande: Un giorno sarò costretta ad aumentare la dose del medicamento? Forse non farà proprio più effetto? E quali sono le conseguenze a lungo termine della terapia? Non esistono risposte chiare a queste domande.
Al contempo questo tipo di paure le ricorda che deve frenare un po’ e prendersi cura della sua salute. «Lo scorso inverno ho lavorato decisamente troppo. Il risultato? Una polmonite.» Deve sempre tenere presente che assumere medicamenti indebolisce il suo sistema immunitario, rendendola più vulnerabile.
Anche la paura di non essere compresa dalle persone con cui interagisce nel suo ambiente torna talvolta ad assillarla: «Per il mondo esterno è difficile capire che non ho continuamente disturbi. Spesso svolgo lavori fisicamente pesanti, ma capita anche di dovermi fermare improvvisamente per riposarmi». Oggi, ormai, il più delle volte evita di dire che ha dolori, almeno quando sono in qualche modo sopportabili.
Nuove esperienze
«Non posso liberarmi delle paure legate alla malattia, ma ho imparato a conviverci. Non permetto che abbiano il sopravvento sulla mia vita.» Soprattutto quando lavora, è talmente presa che non pensa più alla malattia. «Distrarmi tenendomi impegnata è il mio modo per controllare le paure», spiega Rahel. La malattia, al contempo, la porta a vivere con più consapevolezza e ad apprezzare le cose belle della vita.
Come ad esempio la sua casa di vacanze inSvezia: una ricompensa speciale che si è concessa nel 2019. «Nel freddo nordico? », chiedeva allora con stupore qualcuno della sua cerchia di amicizie. Ma il freddo non viene vissuto in modo negativo da Rahel Cathomas, al contrario con grande piacere, soprattutto se protetta da un abbigliamento caldo. Trascorre nel Nord da otto a dieci settimane all’anno, è il posto in cui può ritirarsi per stare a contatto con la natura, lavorare come giornalista e occuparsi della ristrutturazione della casa di vacanze. Guarda al futuro con spirito positivo: «Sono ancora tante le cose che voglio sperimentare». Ad esempio, da poco ha smesso di trasportare in tutta la Svizzera le derrate alimentari dei grandi distributori ed è passata al trasporto in Europa delle macchine da corsa di Formula 1 per le gare automobilistiche. Per quanto riguarda il suo reumatismo, spera nei progressi della medicina. «Nella migliore delle ipotesi, un giorno ci saranno medicamenti in grado di agire sulle cause della malattia.»


Profilo personale
Rahel Cathomas abita a Breil/Brigels nel Canton Grigioni. Ha una formazione come agricoltrice e conducente di autocarri. Oltre alla sua attività come conducente di autopostali e giornalista, aiuta anche la famiglia nella fattoria. È sposata e ha tre figli.
Questo ritratto è stato pubblicato sulla rivista per i soci «forumR» n. 2/2026 della Lega svizzera contro i reumatismi.
Testo: Adrian Ritter
Foto: Susanne Seiler
