Anatra
22.07.2026

Excursus nel mondo delle fobie

Anatre, bottoni e parole lunghe

Ragni striscianti, altezze vertiginose, ascensori stretti: queste fobie sono note praticamente a chiunque. Esiste però tutto un mondo di paure così bizzarre che, a confronto, quelle più classiche sembrano quasi alquanto... banali.

Trovate che le anatre con i loro occhietti neri e luccicanti siano tanto tenere? Beh, non proprio tutte le persone la pensano così. Ad esempio, chi soffre di anatidaefobia, ovvero la paura che un’anatra ti stia osservando. Passando invece dal regno animale a quello vegetale si potrebbe trovare chi ha paura dell’aglio (e i vampiri ringraziano). Ma anche determinati oggetti possono mandare nel panico: l’acquisto di una camicia può creare qualche difficoltà a chi soffre di koumpounofobia, ossia la fobia dei bottoni. E l’hipopotomonstrosesquipedaliofobia (sì, si scrive proprio così!)? Questa parola è formata nientepopodimeno da 33 lettere (no, non è uno scherzo) e, ironia della sorte, indica la paura delle parole lunghe. Chi ne soffre potrebbe letteralmente andare in panico mentre tenta di pronunciarla correttamente. Esiste poi la paura del venerdì, che nelle lingue germaniche è definita «Friggaphobie», un nome che suscita un certo fascino. La paura dei lunedì sarebbe anche comprensibile, ma i venerdì...? 

Queste paure sembrano buffe, ma per chi ne soffre è tutt’altro che divertente averci a che fare nella vita di tutti i giorni. Si pensi ad esempio a chi ha la fobia della pellicina che si forma sul latte caldo... La colazione può trasformarsi rapidamente in una tragedia!

Sfuggire alla fobia spesso non fa altro che ingigantirla

Si parla di fobia quando una paura specifica è spropositata, perdura da più di sei mesi e compromette la quotidianità della persona interessata. Nel complesso esistono oltre 650 fobie documentate dalla psicologia. La buona notizia è che il più delle volte le fobie si possono curare molto facilmente. Il trattamento per eccellenza è la terapia cognitivo-comportamentale, spesso abbinata alla terapia di esposizione, durante la quale si affronta gradualmente ciò che genera paura: prima attraverso l’immaginazione, poi tramite immagini e infine persino nella realtà. Con il tempo il cervello impara che non accade nulla di male. Per questa terapia possono essere di aiuto anche determinati esercizi di respirazione e altre tecniche di rilassamento.

Anche il movimento regolare, il confronto nei gruppi di auto-aiuto e parlare apertamente con le persone che ci stanno attorno possono aiutare ad alleggerire la pressione. È importante sottolineare che chi scappa da una paura, spesso la amplifica. Chi la affronta può superarla, anche se questo richiede coraggio.

Questo testo è stato pubblicato sulla rivista per i soci «forumR» n. 2/2026 della Lega svizzera contro i reumatismi.
Testo: Vivian Decker