Diagnosi dell'osteoporosi

Osteoporosi

La malattia silenziosa delle ossa.

L'osteoporosi è una malattia insidiosa che colpisce l'intero scheletro e può comportare un elevato rischio di fratture. Anche il numero di casi non registrati è elevato: Si stima che solo in Svizzera vivano 684 000 donne affette senza diagnosi o trattamento.

Osteoporosi significa letteralmente «ossa bucate». Si tratta di piccole alterazioni degenerative del tessuto osseo. Riducono la massa ossea e peggiorano l’architettura ossea: le delicate strutture interne si assottigliano o scompaiono. Questo indebolisce l’osso e lo rende fragile. Quindi anche piccole sollecitazioni possono portare a fratture.

L’osteoporosi è generalmente accettata come un normale sintomo della vecchiaia. Dal punto di vista medico, tuttavia, si tratta di una malattia cronica. Aumenta il rischio di fratture ossee e può avere un impatto significativo sulla mobilità e sull’indipendenza.

Osteopenia e osteoporosi

L’osteopenia (letteralmente: «carenza di osso») è frequentemente definita un precursore dell’osteoporosi. Tuttavia, l’osteopenia è spesso un reperto normale in età avanzata. Non porta necessariamente all’osteoporosi. A seconda della situazione di rischio individuale, l’osteopenia dovrebbe comunque essere chiarita da un medico.

Classificazione

  • L’osteoporosi è una malattia metabolica.
  • È una forma di reumatismo perché colpisce lo scheletro e quindi l’apparato muscolo-scheletrico.
Struttura delle ossa

L’osso non è una struttura rigida, ma un sistema composito vivente. La sua stabilità si basa sull’interazione di due diversi componenti: la matrice ossea organica e i cristalli inorganici.

Matrice ossea organica

Il tessuto connettivo ricco di fibre forma l’impalcatura organica dell’osso e gli conferisce la sua forma. È costituito principalmente da collagene, una proteina fibrosa che rende l’osso resistente alla trazione e flessibile. La resistenza alla trazione significa che le fibre di collagene agiscono come una rete di corda tesa. Impediscono che l’osso si rompa sotto l’effetto delle forze di trazione e di allungamento. Senza collagene resistente alla trazione, l’osso sarebbe fragile e friabile. A ciò si aggiunge la notevole flessibilità delle fibre di collagene. Consente all’osso di deformarsi leggermente per assorbire gli urti.

Cristalli inorganici

Nella rete di fibre di collagene flessibili e resistenti alla trazione sono incorporati cristalli minerali, soprattutto composti di calcio e fosfato, che induriscono l’osso e lo rendono resistente alla pressione. L’osso è fondamentalmente un tessuto connettivo mineralizzato con un contenuto minerale che normalmente si aggira intorno al 60%. Questo fa dello scheletro la più grande riserva di calcio dell’organismo.

Metabolismo osseo

Le ossa hanno un metabolismo vivace e si rinnovano per tutta la durata della vita: le cellule ossee demoliscono continuamente la sostanza ossea vecchia o danneggiata e ne costruiscono di nuova. Questo comporta la regolare sostituzione sia della matrice ossea organica che dei minerali immagazzinati. Lo scheletro si rinnova completamente nell’arco di 7–10 anni. Negli adulti sani, la sintesi e la degradazione sono in equilibrio. Questo mantiene l’osso stabile e gli permette di adattarsi alle sollecitazioni o ai cambiamenti ormonali. Nell’osteoporosi, invece, la perdita di tessuto osseo predomina sulla sua formazione.

Cosa fanno le diverse cellule ossee?

Le cellule ossee sono i componenti cellulari dell’osso. Producono la rete di fibre di collagene e ne regolano la composizione. Diversi tipi di cellule lavorano insieme affinché le ossa possano crescere, mantenersi e adattarsi continuamente.

Osteoclasti

Responsabili della degradazione ossea. Rimuovano la sostanza ossea vecchia o danneggiata.

Osteoblasti

Si occupano della della ricostruzione ossea. Formano nuova matrice ossea 
e si occupano dell’immagazzinamento dei minerali.

Osteociti

Responsabili del controllo del rimodellamento osseo. Monitorano i carichi meccanici
e trasmettono segnali per la sintesi o la degradazione. Regolano il bilancio dei fosfati.

Cellule staminali (cellule progenitrici)

Responsabili della rigenerazione. Possono svilupparsi in cellule formanti l’osso e favoriscono i processi di guarigione.

Diffusione

LL’osteoporosi è una delle malattie croniche più comuni in età avanzata. Tuttavia, molti casi rimangono a lungo non riconosciuti e si può ipotizzare un numero considerevole di casi non segnalati. Esiste anche una lacuna nell’assistenza medica: anche dopo una prima frattura ossea legata all’osteoporosi, le persone colpite non sempre ricevono i chiarimenti necessari o un trattamento adeguato

L’osteoporosi nelle donne e negli uomini

Le donne sono colpite dall’osteoporosi molto più frequentemente degli uomini, in parte a causa dei cambiamenti ormonali durante e dopo la menopausa. In Svizzera, una donna su due e un uomo su cinque sopra i 50 anni hanno un rischio maggiore di fratture ossee osteoporotiche.

L'osteoporosi in Svizzera

Il 6% della popolazione (525.000 persone affette)

il 23% delle donne
 oltre i 50 anni

il 7% degli uomini
 oltre i 50 anni

Fratture ossee e
 peso della malattia

Il carico di malattia dell’osteoporosi dipende principalmente dalle fratture ossee ad essa correlate. In Svizzera se ne verificano circa 82’000 casi all’anno. Particolarmente colpiti sono la colonna vertebrale, l’anca e l’avambraccio.

Queste fratture possono avere conseguenze gravi, come dolore persistente, infezioni o complicazioni dopo un’operazione. Limitano la mobilità, mettono a repentaglio l’indipendenza e aumentano il rischio di dipendenza dalle cure e di mortalità. Le fratture dell’anca, in particolare, provocano una profonda alterazione della vita quotidiana per molte delle persone colpite.

Anche l’impatto sul sistema sanitario è notevole. Le fratture ossee causate dall’osteoporosi e le loro complicanze comportano numerose ospedalizzazioni e sono tra i motivi più comuni di ricovero in età avanzata.

Cause

Il continuo rimodellamento delle ossa mantiene lo scheletro stabile, gli permette di adattarsi a carichi variabili e ne consente la riparazione e la guarigione. Il presupposto è che la formazione e la disgregazione della sostanza ossea siano in equilibrio tra loro.

Nell’osteoporosi, il metabolismo osseo è permanentemente sbilanciato: la sostanza ossea che viene degradata è costantemente più di quella che si forma. Questo processo graduale deteriora qualitativamente la struttura ossea interna e porta a una perdita di massa ossea. 
 

Il picco di massa ossea

C’è anche un altro fattore specifico coinvolto: la maggior parte delle persone affette da osteoporosi ha una peak bone mass relativamente bassa. Si riferisce alla massa ossea massima individuale che una persona raggiunge nel corso della vita, di solito tra i 20 e i 30 anni. La peak bone mass divide quindi la vita in due fasi: dall’infanzia alla giovane età adulta predomina la formazione ossea; in seguito prevale invece la perdita ossea, che spesso accelera nelle donne durante la menopausa, mentre è più lenta negli uomini.

Grafico con due curve: massa ossea negli uomini e nelle donne nel corso del tempo

Molte persone che finiscono per sviluppare l’osteoporosi iniziano la mezza età adulta con una massa ossea inferiore. Questa posizione di partenza sfavorevole è in gran parte attribuita alla genetica, oltre che all’equilibrio ormonale e allo stile di vita. Si pensi alla mancanza di esercizio fisico negli adolescenti, ad esempio, ma anche ai disturbi alimentari durante la pubertà o a gravi malattie croniche in giovane età

Da notare: la peak bone mass è un predittore del rischio successivo di osteoporosi. Tuttavia, la misurazione DEXA della densità minerale ossea è decisiva per la valutazione del rischio individuale.

Osteoporosi primaria e secondaria

La medicina distingue tra osteoporosi primaria e secondaria. La forma primaria è solitamente considerata legata all’età o agli ormoni e si manifesta senza altre patologie di base riconoscibili. Nell’osteoporosi secondaria, la perdita ossea è causata da un’altra malattia o da un trattamento farmacologico.

Carenza di calcio

Il calcio è un materiale indispensabile per la costruzione delle ossa: le indurisce. Tuttavia, l’osteoporosi non è semplicemente una malattia da carenza di calcio. Il fattore decisivo è il grado di incorporazione del calcio e di tutti gli altri minerali come fosforo, magnesio, fluoro, zinco, manganese, rame, silicio, potassio ecc. nella rete di fibre organiche di collagene e il loro rapporto. Ad esempio, quantità eccessive di fosforo (soprattutto negli alimenti molto elaborati) possono ostacolare l’assorbimento del calcio.
 

Influenze sul
metabolismo osseo

In linea di principio, diversi fattori possono alterare il metabolismo osseo e favorire l’osteoporosi. Spesso diversi fattori agiscono insieme per un periodo di tempo prolungato:

  • Cambiamenti ormonali: spesso associati alla menopausa, a disturbi della tiroide o delle ghiandole paratiroidi.
  • Infiammazione cronica: comune nell’artrite reumatoide e in altre malattie reumatiche infiammatorie.
  • Alimentazione: una dieta inadeguata a lungo termine può compromettere il metabolismo osseo, ad esempio se l’apporto di proteine o di vitamina D è insufficiente.
    Sottopeso e malnutrizione: soprattutto in caso di carenze persistenti di energia e nutrienti.
  • Mancanza di attività fisica o immobilizzazione: la mancanza di esercizio fisico nella vita quotidiana aumenta il rischio di osteoporosi; essere costretti a letto o avere una mobilità limitata aumenta ulteriormente il rischio.
  • Fumo e consumo eccessivo di alcol: possono avere un effetto negativo sul metabolismo osseo e aumentare il rischio di caduta. Il rischio aumenta con la quantità o la dose.

Medicamenti e riassorbimento osseo

Alcuni medicamenti possono accelerare il riassorbimento osseo o inibire la formazione di nuovo osso. Questo è stato ampiamente dimostrato per il cortisone: la terapia con cortisone può portare a una perdita ossea misurabile e aumentare il rischio di fratture già dopo pochi mesi.

Anche le terapie antiormonali influenzano il metabolismo osseo. Queste includono alcuni medicamenti antitumorali come gli inibitori dell’aromatasi (ad esempio per il cancro al seno positivo ai recettori ormonali) e la terapia di deprivazione degli androgeni (per il cancro alla prostata). Lo stesso vale per i medicamenti che agiscono sul sistema nervoso, come alcuni antidepressivi e antiepilettici. 

La misura in cui il rischio aumenta dipende dalla durata, dal dosaggio e dalla situazione individuale. I benefici e i possibili rischi delle terapie farmacologiche devono quindi essere attentamente valutati.

Sintomi

La progressiva disgregazione della sostanza ossea non provoca di per sé alcun dolore. Più dolorose sono le conseguenze, come le fratture ossee legate all’osteoporosi. Per questo è ancora più importante riconoscere i primi segnali di allarme.

Segnali di allarme comuni

Anche se non esistono sintomi precoci tipici, ci sono comunque indizi che possono far pensare a una ridotta stabilità ossea, soprattutto a partire dai 50 anni. Uno di questi è un dolore alla schiena nuovo, che inizia improvvisamente o che persiste senza una causa riconoscibile. Altri segnali di allarme sono una crescente curvatura della colonna vertebrale, una schiena ingobbita o un cambiamento nella postura. 
Un forte segnale di allarme è rappresentato da una diminuzione dell’altezza superiore a 4 cm nel corso della vita adulta. Si verifica quando diversi corpi vertebrali si rompono senza causare dolore.

Fratture ossee tipiche dell’osteoporosi

L’osteoporosi è tipicamente caratterizzata da fratture causate da sollecitazioni minori che un osso stabile potrebbe facilmente sopportare. Queste includono fratture in seguito a una caduta da una posizione eretta o durante le attività quotidiane. 

I corpi vertebrali della colonna vertebrale toracica e lombare sono particolarmente colpiti. Tali fratture possono verificarsi in seguito a sollevamento, torsione o anche senza una causa scatenante chiaramente identificabile. Sono tipiche anche le fratture dell’anca in seguito a una caduta e le fratture dell’avambraccio o della parte superiore del braccio. 

Statisticamente, alcune fratture si verificano prima di altre: si tratta in particolare di fratture in prossimità del polso e di fratture vertebrali, mentre le fratture dell’anca si verificano più frequentemente in età avanzata.

Quando è necessaria una visita medica?

  • Se l’osteoporosi è stata diagnosticata in famiglia  (genitori, fratelli).
  • Se ci si frattura un osso.
  • Se si nota una nuova o improvvisa insorgenza  di mal di schiena dopo i 50 anni di età.
  • Nelle donne che sono entrate in menopausa  precocemente (prima dei 45 anni).
  • Se si nota una perdita di altezza superiore a 4 cm o una curvatura visibile della colonna vertebrale.
  • Se si sviluppano nuovi dolori o si cade dopo una diagnosi di osteopenia o osteoporosi. 

Malattie concomitanti e complicazioni
 

L’osteoporosi è raramente limitata alle ossa. Spesso vi sono altre conseguenze per la salute che possono rafforzarsi a vicenda. Queste includono, in particolare, la perdita di massa muscolare, l’aumento del rischio di cadute, il dolore cronico e lo stress psicologico. 

Le fratture ossee causate dall’osteoporosi hanno conseguenze notevoli, soprattutto in età avanzata. Dopo una frattura ossea, alcune persone soffrono di dolore persistente, si muovono meno liberamente e perdono forza muscolare. Il deperimento muscolare (sarcopenia) e la riduzione delle prestazioni fisiche sono considerati importanti complicazioni dell’osteoporosi. Le fratture dei corpi vertebrali possono anche alterare la postura, con un’ulteriore sollecitazione di muscoli e articolazioni.
 

Conseguenze fisiche, psicologiche e sociali

La paura di cadere e il ritiro sociale sono tra le conseguenze psicosociali più comuni dell’osteoporosi. Per paura di cadere di nuovo, molte persone affette si muovono meno ed evitano attività che prima erano scontate.  Questo riduce la forza muscolare, l’equilibrio e la sicurezza, aumentando ulteriormente il rischio di caduta: si instaura un circolo vizioso. 

Se le persone colpite si muovono di meno per un periodo di tempo prolungato, ciò si ripercuote non solo sull’apparato muscolo-scheletrico, ma anche sul cuore e sui polmoni. Molte persone si stancano più rapidamente o hanno il fiatone anche durante un’attività fisica leggera.

Per molte persone colpite è molto stressante dover dipendere da un aiuto esterno dopo una caduta e non essere più indipendenti. Questo può portare a depressione. Queste reazioni sono comprensibili e diffuse nelle malattie croniche. Tuttavia, non è necessario affrontarle da soli: un supporto medico o psicologico o una consulenza può aiutare a superare queste difficoltà.

Diagnosi

La diagnosi dell’osteoporosi non si basa mai sul risultato di un singolo test, ma su diversi esami e su una valutazione medica complessiva. La valutazione comprende tra l’altro l’anamnesi personale, l’esame fisico, le procedure di diagnostica per immagini e ulteriori esami di laboratorio. Oltre alla densità ossea, si tiene conto anche dell’eventuale presenza di fratture ossee e dei fattori di rischio individuali.
 

Diagnostica per immagini

La misurazione della densità ossea mediante DEXA (dall’inglese dual-energy X-ray absorptiometry) è un metodo di misurazione che utilizza deboli raggi X per determinare la quantità di sostanza minerale contenuta nell’osso. Questi valori possono essere utilizzati per stimare quanto la densità minerale ossea si discosti dalla media delle persone giovani e sane.

Le misurazioni vengono solitamente effettuate sulla colonna vertebrale lombare e sull’anca, ovvero nei punti in cui le fratture legate all’osteoporosi si verificano con particolare frequenza. Se l’osteoporosi è già stata diagnosticata e viene trattata, la misurazione DEXA viene generalmente utilizzata anche per monitorare il decorso della malattia a intervalli da due a cinque anni. I risultati vengono confrontati con i valori di riferimento e indicati come T-score (vedi sotto). 

Sono disponibili anche altri metodi. La misurazione a ultrasuoni sul calcagno è facile da eseguire e non comporta alcuna esposizione a radiazioni. Fornisce indicazioni sulla qualità dell’osso, ma non consente una diagnosi affidabile e non è adatta per i controlli di follow-up. 
In situazioni particolari, è possibile utilizzare anche la tomografia computerizzata quantitativa, che fornisce indicazioni sulla struttura ossea interna. Tuttavia, non viene utilizzata di routine a causa della maggiore esposizione alle radiazioni e dei costi.

Cosa significano le misurazioni?

I diversi metodi catturano aspetti diversi dell’osso. La misurazione DEXA mostra solo la quantità di sostanza minerale (principalmente calcio) presente nell’osso. Altri metodi forniscono informazioni complementari sulla matrice ossea organica e sull’architettura dell’osso.

Nessun metodo è in grado di mappare completamente la stabilità di un osso. I risultati devono quindi essere sempre valutati nel contesto della situazione clinica, cioè tenendo conto dell’età, delle malattie precedenti, delle fratture pregresse e di altri fattori di rischio.

Test di laboratorio e procedure speciali

Gli esami di laboratorio aiutano a identificare possibili cause o malattie concomitanti che possono influire sul metabolismo osseo. Molto spesso vengono misurati i seguenti tre marcatori del metabolismo osseo.

  • Il Beta-CrossLaps è un prodotto di degradazione del collagene, che permette di determinare quanta massa ossea viene attualmente degradata.
  • P1PN: misura l’attuale attività di formazione di nuovo osso.
  • Fosfatasi alcalina: misura l’attività generale del metabolismo osseo.

Una biopsia ossea viene eseguita solo in casi molto rari, ad esempio se i risultati sono poco chiari o contraddittori. Oggi, i moderni metodi di imaging sono in grado di mostrare determinate proprietà strutturali senza che sia necessario rimuovere i tessuti. 

Il T-score e il rischio di frattura

Il T-score descrive quanto la densità minerale ossea misurata differisce da quella di una persona giovane e sana dello stesso sesso biologico. È un punto di riferimento importante, ma non è sufficiente da solo per valutare in modo affidabile il rischio di frattura. 

Valutazione del rischio di osteoporosi

Per affrontare il tema del rischio di osteoporosi, si raccomanda di ricorrere a strumenti online quali il test di valutazione del rischio di osteoporosi della Lega contro i reumatismi. In caso di domande o dubbi al riguardo, un colloquio con un operatore sanitario può aiutare a comprendere meglio i risultati del test. 
 

Check di rischio di osteoporosi

Trattamento e autogestione

L’obiettivo del trattamento dell’osteoporosi è la prevenzione delle fratture ossee. Le varie misure vi contribuiscono in modo diverso e sono collegate tra loro: la prevenzione delle cadute e le misure relative allo stile di vita nell’ambito dell’esercizio fisico e dell’alimentazione costituiscono la base. In aggiunta, i medicamenti interferiscono in modo specifico con il metabolismo osseo.

Prevenzione delle cadute

La maggior parte delle fratture ossee legate all’osteoporosi sono il risultato di una caduta. Le misure di prevenzione delle cadute sono quindi una parte essenziale del trattamento, soprattutto per le persone anziane.

Pertanto è importante rafforzare i muscoli delle gambe e del tronco, promuovere l’equilibrio e garantire un ambiente sicuro. Il rischio di caduta può essere ridotto semplicemente illuminando bene la casa, installando corrimano o maniglie, eliminando i rischi di inciampo e rendendo i tappeti antiscivolo. 

Altrettanto importante è indossare calzature appropriate invece di ciabatte ciondolanti, correggere la vista adeguatamente e, se necessario, utilizzare ausili.

Se si avvertono instabilità, vertigini o stanchezza, è bene controllare anche i medicamenti che si assumono regolarmente. 

Attività fisica e allenamento

Camminare, andare in bicicletta e nuotare non è sufficiente per l’osteoporosi. Le ossa hanno bisogno di stimoli più forti.

Vibrazioni

Se si vuole stimolare il metabolismo osseo, è necessario esporre regolarmente l’intero apparato muscolo-scheletrico a leggeri urti e farlo vibrare, ad esempio saltellando, saltando, battendo i piedi, camminando velocemente o correndo.

Allenamento della forza

I muscoli forti sostengono le ossa e stabilizzano l’intero corpo. Inoltre, la trazione esercitata dai muscoli sulle ossa ne stimola il metabolismo, favorendo così la formazione ossea.

Per questi motivi, in caso di osteoporosi si raccomanda un regolare allenamento progressivo della forza. L’obiettivo principale è quello di rafforzare i muscoli delle gambe e del tronco. Questo rafforza la schiena e favorisce una postura eretta. L’allenamento della forza può essere effettuato con attrezzature, pesi, bande elastiche o inizialmente anche solo con il peso del proprio corpo. 

L’importante è allenarsi intensamente. L’allenamento deve essere percepito come faticoso o difficile e arrivare vicino alla spossatezza muscolare. L’allenamento della forza è consigliato due o tre volte alla settimana.

Esercizi di equilibrio

Anche gli esercizi di equilibrio e coordinazione sono importanti, come gli esercizi di equilibrio in posizione tandem o su una gamba sola, i cambi di direzione, gli esercizi dual task o le figure di movimento eseguite in posizione eretta come nel Qi Gong e nel Tai Chi. 

Anche gli esercizi di equilibrio devono essere eseguiti fino al limite delle proprie possibilità. Può essere una bella soddisfazione rendersi conto di come questo limite si sposti verso l’alto con la pratica regolare, in modo simile al limite della fatica nell’allenamento progressivo della forza.

Personalizzi il suo allenamento!

Naturalmente, le raccomandazioni generali per l’esercizio fisico intenso e l’allenamento faticoso devono essere adattate al livello di prestazione individuale e al rischio individuale di fratture. Se i corpi vertebrali sono già fratturati, bisogna evitare di piegarsi troppo in avanti, non muovere mai la colonna vertebrale a scatti o eseguire tali movimenti solo sotto guida fisioterapica. In caso di fratture vertebrali, anche gli esercizi delicati in acqua e gli esercizi di respirazione e di rilassamento possono essere utili e alleviare il dolore.
 

Alimentazione

Una dieta salutare per le ossa deve essere varia e fornire all’organismo energia sufficiente e una grande quantità di minerali, vitamine e sostanze vegetali secondarie. 

Calcio

Per quanto possibile, il calcio deve essere assunto attraverso la dieta. In via facoltativa e dopo aver consultato il medico, i prodotti arricchiti e, se necessario, gli integratori possono aiutare a evitare lacune nell’alimentazione.
 

Proteine

una dieta equilibrata con un apporto giornaliero di 1,2–1,5 g di proteine per kg di peso corporeo contribuisce al mantenimento di ossa e muscoli e quindi supporta anche altre componenti terapeutiche come l’esercizio fisico, l’allenamento e la prevenzione delle cadute.

Qui troverete raccomandazioni nutrizionali più dettagliate.

Vitamina D

La vitamina D favorisce l’assorbimento del calcio ed è importante anche per la funzione muscolare e l’equilibrio. La vitamina D si forma principalmente sulla pelle attraverso la luce solare. Per questo motivo molte persone non raggiungono livelli sufficienti di vitamina D, soprattutto nei mesi invernali. Pertanto, spesso è consigliabile un’integrazione. Questa deve tenere conto di fattori come l’età, il tempo trascorso all’aperto ed eventualmente i valori di laboratorio. 

Terapia medicamentosa

A prima vista, la grande varietà di farmaci autorizzati per l’osteoporosi può creare confusione. È tuttavia possibile farsi facilmente un quadro generale distinguendo le classi chimiche e tenendo presente che la terapia medicamentosa dell’osteoporosi si basa su due soli principi di azione biologici: antiriassorbente e anabolico.

Gli antiriassorbenti inibiscono le cellule che degradano l’osso ( osteoclasti ), senza favorire la formazione di nuova matrice ossea.

Gli osteoanabolici, invece, stimolano la formazione di nuova matrice ossea da parte degli osteoblasti.

Bisfosfonati

I bisfosfonati hanno un’azione antiriassorbente. Vengono somministrati sotto forma di compresse o tramite iniezione (endovenosa).

  • alendronato (Fosamax® e generici) 
  • ibandronato (Bonviva® e generici)
  • risedronato (Actonel® e generici) 
  • zoledronato (Aclasta® e generici)

Terapie anticorpali

In caso di rischio elevato di fratture, è possibile somministrare anticorpi tramite iniezione sottocutanea.

  • denosumab (Prolia® e biosimilari), con effetto antiriassorbimento: inibisce in modo mirato il riassorbimento osseo.
  • romosozumab (Evenity®) a doppia azione: stimola la formazione ossea e inibisce leggermente il riassorbimento.

Estrogeni

I modulatori selettivi dei recettori degli estrogeni (SERM) hanno un’azione antiriassorbente. Inibiscono in modo mirato il riassorbimento osseo. Sono utilizzati principalmente nelle donne in menopausa.

  • raloxifene (Evista®)
  • bazedoxifene (Conbriza®), attualmente non autorizzato in Svizzera

Principi attivi di tipo paratormone (analoghi del PTH e del PTHrP)

I preparati analoghi all’ormone paratiroideo hanno un’azione anabolica. Sono utilizzati in caso di osteoporosi grave. Via di somministrazione: iniezione sottocutanea. 

  • teriparatide (Forsteo® e biosimilari)
  • abaloparatide (Tymlos® e biosimilari)

Trattamento sequenziale

Come standard, il primo trattamento farmacologico per l’osteoporosi è costituito dai bisfosfonati, che inibiscono il riassorbimento osseo. A seconda del rischio di frattura individuale, tuttavia, si può iniziare in modo diverso e adottare un approccio diverso. 

Nella terapia sequenziale, ad esempio, viene solitamente somministrato per primo un agente osteo-anabolizzante, al fine di aumentare rapidamente la massa ossea e ridurre drasticamente il rischio di fratture. Si passa quindi a un agente antiriassorbitivo per stabilizzare l’osso di nuova formazione e prevenire un’ulteriore degradazione. È anche possibile interrompere la terapia durante il trattamento con bisfosfonati. 

La terapia sequenziale deve essere adattata individualmente alla persona colpita, al suo rischio di frattura e alla progressione dell’osteoporosi, misurando regolarmente la densità minerale ossea e i parametri di laboratorio a scopo di monitoraggio.

Adesione terapeutica

Non si deve saltare alcuna dose né interrompere il trattamento senza consultare il medico. Ciò vale in particolare per il denosumab: in caso di interruzione senza terapia di mantenimento, può verificarsi un effetto rebound, che si traduce in una rapida perdita di massa ossea che spesso porta a fratture vertebrali. Per saperne di più sull’effetto rebound associato al denosumab e al romosozumab, consultate l’articolo «Prolia® ed Evenity®: come evitare l’effetto rebound?»

Vantaggi e rischi

Tutti i medicamenti mirati possono avere effetti collaterali. Il fattore decisivo è quindi la ponderazione individuale dei benefici e dei rischi. Tra le altre cose, la salute dei reni e dei denti, le malattie concomitanti e la durata prevista della terapia giocano un ruolo importante.

Alcune terapie devono essere interrotte in modo programmato o sostituite con un altro trattamento. Non devono essere sospese senza consultare il medico, perché altrimenti la protezione contro le fratture ossee può diminuire rapidamente.

L’osteonecrosi della mandibola è un effetto collaterale raro ma grave dei medicamenti antiriassorbitivi per l’osteoporosi, come i bisfosfonati e il denosumab. Il tessuto osseo della mascella può morire, soprattutto dopo un intervento di chirurgia dentale o in caso di scarsa igiene dentale e orale.

Integratori di calcio e vitamine

Affinché la sostanza ossea di nuova formazione sia resistente alla pressione, deve essere sufficientemente mineralizzata. Il calcio è essenziale per questo e il suo assorbimento nell’intestino è aumentato dalla vitamina D. L’integrazione di calcio e vitamina D è particolarmente utile se il fabbisogno non è coperto dalla dieta o dallo stile di vita. Gli integratori colmano le carenze nutrizionali, ma non sostituiscono l’esercizio fisico o una dieta equilibrata.

Pronostico

L’osteoporosi in sé non è una malattia pericolosa per la vita. Le conseguenze delle fratture ossee sono decisive per la prognosi. Anche la prima frattura causata dall’osteoporosi è un segnale di allarme. Le fratture possono limitare la mobilità, ridurre l’indipendenza e aumentare il rischio di ulteriori complicazioni di salute, come infezioni o problemi circolatori. Soprattutto nel primo anno dopo una frattura, il rischio di cadere di nuovo o di subire un’altra frattura è più elevato. La prevenzione delle fratture è quindi fondamentale per mantenere la sicurezza e la qualità della vita il più a lungo possibile. In questo caso giocano un ruolo sia i fattori medici che la gestione personale della malattia.

Una prognosi favorevole è più probabile se i rischi vengono identificati precocemente e se i trattamenti vengono iniziati per tempo e attuati in modo coerente, idealmente prima o subito dopo la prima frattura legata all’osteoporosi. Ciò comprende l’aderenza a lungo termine al trattamento, controlli regolari, esercizio fisico, trattamento di condizioni concomitanti come il dolore o i disturbi dell’equilibrio e uno stile di vita sano per le ossa.

La prognosi è meno favorevole se i rischi persistono, se la persona interessata riduce l’attività fisica a causa dell’insicurezza o se assume i medicamenti in modo irregolare o smette di assumerli di propria iniziativa.

Prevenzione

La prevenzione ha due obiettivi: mantenere le ossa stabili ed evitare le cadute e le fratture che ne conseguono, che sono spesso causa di complicazioni. Molte misure preventive agiscono su entrambi i livelli, non solo stabilizzando le ossa, ma anche potenziando la forza muscolare, migliorando la reattività e rafforzando l’equilibrio e la coordinazione. Lei può fare molto per contribuire al raggiungimento di questi obiettivi.

Prevenzione delle cadute

La riduzione dei rischi di inciampo, una buona illuminazione, maniglie, corrimano e superfici antiscivolo possono ridurre significativamente il rischio di caduta. Si consigliano anche sedili rialzati per il water o sedili stabili con braccioli, così come uno sgabello per la doccia.
Bastoni da passeggio, deambulatori, ausili prensili, scarpe antiscivolo o tutori per l’anca possono dare sicurezza e consentire una vita attiva. Non sono un segno di debolezza, ma servono a mantenere la mobilità e l’indipendenza il più a lungo possibile.

Attività fisica e allenamento

Le raccomandazioni sull’esercizio fisico per prevenire l’osteoporosi sono le stesse di quelle per il trattamento: allenamento regolare della forza, esercizi di equilibrio e attività in posizione eretta con contatto con il suolo, come camminata veloce, nordic walking, salire le scale, fare escursioni, saltellare o ballare. Una combinazione di allenamento della forza e dell’equilibrio riduce il rischio di caduta. Anche i movimenti brevi e un po’ più energici, come saltare la corda o un allenamento guidato sul trampolino elastico, possono attivare il metabolismo osseo. 

Gli sport senza contatto con il suolo, come il nuoto, l’aquagym o il ciclismo, invece, stimolano poco il metabolismo osseo, ma possono integrare l’allenamento per il rafforzamento delle ossa. Per molte persone colpite, un programma guidato è un buon punto di partenza. Con il suo corso nazionale Osteogym, la Lega svizzera contro il reumatismo offre un programma di allenamento scientificamente fondato specifico per le persone affette da osteoporosi. Anche il programma di ginnastica per anziani EverFit è consigliato per la prevenzione delle cadute.
 

Video di allenamento da fare a casa

Alimentazione, luce solare
e stile di vita

Un apporto sufficiente di sostanze nutritive è necessario per la stabilità delle ossa. Il fattore decisivo non è un singolo nutriente, ma l’interazione di diversi elementi costitutivi. Un apporto regolare di proteine favorisce il mantenimento della forza muscolare e della matrice ossea. Una dieta varia permette di assorbire in modo ottimale minerali e micronutrienti come il calcio, il magnesio, il potassio e gli oligoelementi.

Da preferire 

La verdura, la frutta, i legumi e la frutta secca forniscono importanti minerali, vitamine e sostanze vegetali secondarie come la quercetina (ad esempio nelle cipolle, nelle mele, nei capperi, nei frutti di bosco), il kaempferolo (ad esempio nel cavolo, nei broccoli, nel tè verde) e gli isoflavoni (ad esempio nei semi di soia, nel tofu, nel tempeh). In relazione all’osteoporosi, si parla spesso di iperacidità dell’organismo. Tuttavia, in una dieta bilanciata e prevalentemente vegetale, con una quantità sufficiente di proteine e minerali, l’equilibrio acido-base dei singoli alimenti non è un fattore determinante. 

Da evitare

I prodotti altamente trasformati (come le lasagne pronte surgelate) e gli alimenti ad alto contenuto di zucchero hanno un effetto negativo. Anche le sostanze d’abuso hanno un effetto negativo sul rischio di fratture, soprattutto l’alcol. Da un lato, aumenta il rischio di caduta perché compromette la coordinazione, l’equilibrio e la capacità di reazione. Dall’altro, il consumo regolare di alcolici può avere un effetto negativo sul metabolismo osseo. Anche il fumo può compromettere il metabolismo osseo e aumentare il rischio di fratture. 

Calcio

Una dieta equilibrata deve comprendere molte fonti importanti di calcio come i latticini, i semi di sesamo (anche come tahini), i semi di chia, il cavolo, ma anche le erbe selvatiche, particolarmente importanti nelle diete vegetariane o vegane.

Vitamina D

La vitamina D aumenta l’assorbimento di calcio e fosforo e contribuisce alla funzione muscolare. Brevi e regolari esposizioni alla luce del giorno sono sufficienti per molte persone per stimolare la produzione endogena. Nei mesi estivi basta esporre il viso e le mani alla luce del sole per 15–30 minuti. Il rischio di carenza di vitamina D aumenta se si trascorre poco tempo all’aria aperta, generalmente nei mesi invernali, se si è in età avanzata o se si soffre di alcune malattie. In questo caso si raccomanda un chiarimento medico. 

Vitamina K2

Recenti ricerche hanno individuato un’altra vitamina utile nella prevenzione dell’osteoporosi: la K2. Questa vitamina attiva l’osteocalcina, una proteina che incorpora il calcio nella matrice ossea. La fonte naturale più ricca di vitamina K2 è di gran lunga il natto (semi di soia fermentati). Quantità minori si trovano nel formaggio stagionato, nel fegato d’oca, nelle uova e praticamente in tutti gli alimenti.

Riassunto

  • L’osteoporosi è una malattia che colpisce l’intero apparato scheletrico. Dal punto di vista qualitativo, la struttura microcristallina dell’osso si deteriora e, dal punto di vista quantitativo, la massa ossea diminuisce. Ciò aumenta il rischio di fratture.
  • L’osteoporosi è molto diffusa, in particolare tra gli anziani. Le donne in menopausa ne sono colpite in misura nettamente maggiore rispetto agli uomini.
  • L’osteoporosi è dovuta a un disturbo del metabolismo osseo. L’età, i cambiamenti ormonali e altri fattori biologici svolgono un ruolo centrale in questo processo.
  • L’esame più importante è la densitometria ossea con DXA. Inoltre, un’anamnesi accurata, esami di laboratorio e tecniche di imaging aiutano a chiarire, caso per caso, il rischio di fratture e le possibili cause.
  • L’obiettivo del trattamento dell’osteoporosi è prevenire le fratture. A tal fine, le misure relative allo stile di vita, quali l’attività fisica, la prevenzione delle cadute e un apporto sufficiente di nutrienti essenziali, vengono combinate con terapie farmacologiche che frenano il riassorbimento osseo o favoriscono la formazione ossea.

Redazione: Dott.ssa in scienze EPFL Tanja Blumenschein, www.iaculis.ch; Dott.ssa in scienze (ETH) Theresa Rauschendorfer, www.iaculis.ch

Revisione specialistica: Prof.ssa Dott.ssa med. Judith Everts-Graber, responsabile dell’Osteoimmunologia dell’Inselspital di Berna; Sybille Binder, nutrizionista diplomata BSc BFH, www.sybillebinder.ch; Karin Imholz, responsabile dell’assistenza sanitaria e della prevenzione, Lega svizzera contro il reumatismo; Nadja Gensterblum, amministrazione prevenzione delle cadute, Lega svizzera contro il reumatismo

Revisione specialistica della traduzione italiana: Dott. med. Nicola Keller, reumatologo con studio privato a Morbio Inferiore (TI)

Pubblicazione: agosto 2026

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