Conoscere il tessuto connettivo

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Quando viene menzionato il termine «tessuto connettivo», si pensa spesso a segni di fragilità o invecchiamento quali rughe, raggrinzimenti e cellulite, in altre parole, a un tessuto connettivo lasso che in qualche modo si desidera rendere tonico.

Esiste però anche il tessuto connettivo fibroso, che è tutta un’altra cosa. Lo troviamo nei tendini, nei legamenti e nelle capsule articolari, che insieme alle ossa, anch’esse costituite da tessuto connettivo, formano il tessuto di sostegno e unione delle diverse parti del corpo.

Tuttavia, anche questa doppia denominazione indica solamente la punta dell’iceberg. Il tessuto connettivo ha altri compiti fondamentali, in particolare la guarigione delle ferite. Contrazione della ferita, chiusura della ferita e formazione della cicatrice sono tutte funzioni svolte dal tessuto connettivo lasso, così come la regolazione del metabolismo. Perché anche i finissimi vasi sanguigni non entrano in ogni singola cellula del corpo, ma raggiungono solo il tessuto connettivo circostante. L’ossigeno e i nutrienti del sangue devono quindi farsi strada attraverso questo mezzo fino alle cellule e, viceversa, tutte le sostanze di scarto delle cellule devono attraversare il tessuto connettivo per raggiungere la circolazione sanguigna.

A questo si aggiunge la funzione sensoriale del tessuto connettivo. Infatti, le fasce muscolari hanno un numero di sensori di movimento e recettori dolorifici sei volte più elevato di quello del tessuto muscolare. Il tessuto connettivo è quindi anche un organo sensoriale, in particolare per la percezione della posizione del corpo (propriocezione), la percezione dello stato interno del corpo (interocezione) e la percezione del dolore (nocicezione).

Per propriocezione si intende la percezione del proprio corpo in base alla sua collocazione nello spazio, alle posizioni reciproche di testa, tronco e arti e al loro movimento. L’interocezione comprende le sensazioni soggettive di calore, costrizione o ampiezza, leggerezza o pesantezza, formicolio, pulsazione, flusso, affetto spontaneo o eccitazione sessuale.

I componenti del tessuto connettivo

Il tessuto connettivo è costituito da cellule e matrice extracellulare (abbreviata in MEC). Tra gli svariati tipi di cellule predominano i fibroblasti, che producono le strutture della MEC. La MEC è formata a sua volta dalla sostanza fondamentale e da due tipi di fibre, vale a dire le fibre collagene e le fibre elastiche.

Le fibre collagene sono costituite da tre lunghe catene proteiche che sotto trazione si attorcigliano l’una nell’altra conferendo solidità alla struttura. Il collagene può raggiungere una resistenza alla trazione che arriva fino a 1 tonnellata per cm2. Le fibre elastiche, invece, hanno una struttura a rete. Possono estendersi fino al 150% della loro lunghezza, per poi tornare intatte allo stato iniziale.

Questi due tipi di fibre rendono il tessuto connettivo solido e flessibile allo stesso tempo. Il grado di deformabilità, flessibilità, scorrevolezza o collosità del tessuto connettivo dipende invece dalla sostanza fondamentale, che è un tipo di gel composto da acqua e molecole della matrice, soprattutto proteoglicani. Questi grandi composti, formati da proteine e zuccheri, immagazzinano acqua e sostanze nutritive e regolano la carica elettrica del tessuto connettivo e la sua pressione tissutale.

Anche la funzione di mediazione sopra descritta, tra flusso sanguigno e cellule del corpo, è un compito assolto dalla sostanza fondamentale. Con i suoi proteoglicani forma un setaccio molecolare a maglie fini attraverso il quale deve passare il metabolismo. Lo stesso vale per la trasmissione di informazioni tra vie nervose e cellule. Anche le estremità dei nervi sottili non raggiungono le singole cellule, ma inviano loro segnali elettrici attraverso la sostanza fondamentale. – Riassumendo, la struttura del tessuto connettivo comprende:

  1. fibroblasti e altre cellule
  2. fibre collagene ed elastiche
  3. molecole della matrice, principalmente proteoglicani
  4. acqua

2, 3 e 4 costituiscono la matrice extracellulare (MEC), mentre 3 e 4 formano la sostanza fondamentale.

Tessuto connettivo lasso

La maggior parte del tessuto connettivo nel corpo è del tipo lasso. È molle e viscoso come un gel, perché è formato da un numero di fibre relativamente basso e da una grande quantità di sostanza fondamentale. Il tessuto connettivo lasso è presente ovunque, immagazzina l’acqua, colma gli spazi tra le diverse strutture e ospita le cellule immunitarie libere.

Questo tipo di tessuto connettivo circonda tutti i vasi sanguigni e le fibre nervose, garantisce agli organi protezione e stabilità e permette ai muscoli di scivolare agevolmente l’uno sull’altro. Lo incontriamo anche nella pelle, nei linfonodi, nelle mucose e nelle ghiandole o nello spazio interstiziale dei polmoni, contribuendo alla loro forma.

Tessuto connettivo denso

Laddove agiscono forze di trazione troviamo anche tessuto connettivo denso e compatto, la cui funzione principale è quella di trasmettere la forza e collegare muscoli o organi. Il suo spazio extracellulare contiene pochissima sostanza fondamentale, ma in compenso molte più fibre, soprattutto fibre collagene, orientate in base al carico da sopportare. Se le sollecitazioni agiscono da tutte le direzioni, le fibre collagene sono orientate in più direzioni, in modo da formare un intreccio irregolare di tessuto connettivo compatto. Ne sono un esempio le capsule articolari, lo strato di tessuto connettivo che riveste ossa e cartilagini nonché le fasce muscolari. Tuttavia, questi tessuti hanno una struttura in più strati, in ognuno dei quali le fibre collagene hanno un decorso uniforme. Solo nella visione d’insieme si riconosce un vero e proprio intreccio. Pertanto, anche le fasce muscolari sono annoverate tra i tessuti connettivi densi a fibre parallele, insieme ai tendini e ai legamenti.

I tendini sono costituiti da tessuto connettivo denso che ancora i muscoli alle ossa; sono sollecitati solo in una direzione e quindi mostrano fibre collagene ad andamento parallelo.

I legamenti sono costituiti da tessuto connettivo denso che collega due ossa; anch’essi hanno fibre collagene disposte parallelamente, ma anche una elevata percentuale di fibre elastiche.

Le ossa sono fondamentalmente legamenti mineralizzati e i legamenti sono ossa demineralizzate. Lo dimostra un semplice esperimento: se si immerge un osso di pollo pulito in aceto per due settimane in modo da decalcificarlo, non diventa affatto fragile, ma può essere piegato come fosse di gomma.

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Prospettive

Ovunque, il tessuto connettivo morbido e regolatore si fonde in fibre di collagene tese. Tutte le forme di tessuto connettivo sono collegate e formano la «fascia unica». La ricerca sulla fascia sta svelando i suoi segreti e gettando nuova luce sul dolore cronico.

Il mal di schiena non specifico è probabilmente causato dalla fascia lombare. Inoltre, il fatto che la battaglia del sistema immunitario si svolga principalmente nel tessuto connettivo, lasciandovi tracce, potrebbe contribuire a una migliore comprensione dei disturbi immunitari. Ma la strada è ancora lunga.

Fascia o tessuto connettivo?

Spesso i due termini vengono usati come sinonimi, ad esempio nella moderna ricerca sulle fasce, in relazione alle terapie fasciali o nel marketing dell’allenamento fasciale. Da una parte questo uso non è del tutto errato. In latino fascia significa legamento, fasciatura, benda, cioè tessuto connettivo. D’altra parte, non si dovrebbe rinunciare troppo facilmente alla possibilità di operare una differenziazione concettuale. Si consiglia quindi di limitare il termine di «fascia» al tessuto connettivo con fibre collagene.

Fonti

Schleip, R., Findley, T.W., Chaitow, L., Huijing, P.A. (ed.): Lehrbuch Faszien. 1. Aufl. München: Elsevier; 2021.

Stecco, C.: Atlas des menschlichen Fasziensystems. 1. Aufl. München: Elsevier; 2016.

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